Oltre trent’anni di storia della Verde Vigna – dalle lotte contro i missili degli anni 80 alle attività dell’Estate Comisana 2017

1) Cos’è la Verde Vigna

La Verde Vigna di Comiso è un terreno di 13.655 metri quadri, con un piccolo fabbricato, confinante con la ex base militare “Magliocco” nella quale, per un certo periodo , sono stati collocati i missili Cruise. Questi erano missili di “primo colpo”, cioè da lanciare non in risposta ad un attacco nemico, ma preventivamente. Per questa ragione illustri giuristi, in loro scritti o in un convegno appositamente organizzato dai movimenti nonviolenti nel Comune di Vittoria, hanno sostenuto che erano illegali in quanto contrari all’Art.11 della Costituzione italiana che ammette solo una guerra di difesa e non di attacco.

La Verde Vigna è stata acquistata da nonviolenti italiani proprio per resistere all’impianto e all’utilizzo di questi missili. L’acquisto di questa è stato possibile grazie a fondi dell’obiezione di coscienza alle spese militari (OSM, anni 1982/1983), ed a due campagne per l’acquisto di un metro quadro del terreno: una del Campo Internazionale per la Pace che si era costituito a Comiso ad aveva scelto il terreno, ed un’altra del MIR (Movimento Internazionale per la Riconciliazione), e del MN (Movimento Nonviolento), con l’appoggio anche della LDU (Lega per il Disarmo Unilaterale), fondata a Firenze dal notissimo scrittore Carlo Cassola, e della LOC (Lega Obbiettori di Coscienza). In complesso perciò tra movimenti e proprietari individuali, i comproprietari del terreno risultano quasi mille.

La Verde Vigna è stata una delle basi principali per le iniziative contro l’impianto dei missili in quella cittadina, e dopo l’eliminazione dei missili grazie all’accordo INF tra Reagan e Gorbaviov (1987), di quelle per la riconversione della base ad un uso civile (ora su circa la metà del territorio della ex base militare c’è un aeroporto civile, ben trafficato, denominato “Pio La Torre”).

  1. Le lotte contro i missili

Le lotte degli anni ’80 sono state portate avanti in modo completamente nonviolento. Queste hanno avuto l’appoggio sia di donne nonviolente, di tutto il mondo, organizzatesi nella Ragnatela, che avevano acquistato un loro piccolo campo non distante dalla Verde Vigna (ora espropriato per permettere l’allargamento dell’aeroporto civile), sia da parte della popolazione locale organizzatasi nel CUDIP (Comitato Unitario per il Disarmo e la Pace), sia del Segretario regionale della CGIL Pio La Torre, la cui organizzazione ha raccolto circa un milione di firme di siciliani contro la base (La Torre è stato ucciso dalla mafia – molto interessata ai lavori della base – molto probabilmente anche a causa di questa sua presa di posizione) .

Queste lotte sono consistite in manifestazioni di massa, sia a Roma che Comiso (qui, nel 1982, sono convenute circa 100.000 persone), due marce, una Milano-Comiso, ed una Catania -Comiso. A quest’ultima hanno partecipato circa 600 persone di tutto il mondo, e si è conclusa con l’invasione della base dichiarandola “Zona libera dal nucleare”. Sono stati fatti moltissimi blocchi nonviolenti sia all’entrata principale della base, che, talvolta, a tutte le entrate.

La risposta del governo e della polizia è stata piuttosto brutale tanto da provocare, in alcuni di loro (facenti parte di un sindacato di poliziotti di sinistra) una forte protesta e poi la richiesta di essere preparati ad una formazione specifica alla nonviolenza per affrontare in modo valido, e non brutale, manifestazioni di questo tipo (richiesta purtroppo non andata in porto dato che la polizia, da allora in poi, è stata sempre più militarizzata).

La Magistratura si è comportata, in genere, in modo molto comprensivo tanto, ad esempio, da riconoscere l’alto valore morale della azione di 12 donne della Ragnatela, convenute da varie parti del mondo (di cui una sola italiana), e dar loro una punizione pecunaria minima, per un loro blocco dell’entrata principale della base, nel marzo 1983, in occasione della festa delle donne.

3) Le diverse interpretazioni dell’efficacia delle lotte

Circa il valore e l’efficacia delle nostre lotte per l’avvenuto smantellamento dei missili ci sono opinioni contrastanti. L’interpretazione ufficiale, messa in giro dai militari statunitensi, ripetuta dagli ambasciatori USA in Italia, e ripresa, senza alcuna verifica, dai governi europei che avevano accettato l’impianto (in Italia il governo Craxi), ed anche da qualche autorevole giornalista italiano, è quella che l’accordo INF per lo smantellamento di questi missili sia stato possibile proprio grazie all’impianto dei missili Cruise in Italia e Pershing 2 in Germania. Questa tesi è stata efficacemente contraddetta da uno storico dell’Università di New York (Wittner)1, il quale ha scritto tre volumi su queste lotte nei quali riporta anche fonti ufficiali russe. Egli sostiene, infatti, che il riarmo della Russia che aveva portato gli USA ad imporre i missili ai suoi alleati era dovuto alla politica militare di Reagan contro l’Unione Sovietica definita “L’Impero del Male”, e che l’impianto di tali missili da parte degli alleati occidentali degli USA aveva rischiato, in particolare durante l’esercitazione della Nato vicino alla frontiera della Unione Sovietica, del novembre 1983, definita “Able Archer”, interpretata dai sovietici come un tentativo di attacco militare, di scatenare nel mondo una guerra nucleare2. Ma l’opposizione da parte di dei movimenti antinucleari, diffusi in tanti paesi del mondo occidentale, ed anche le difficoltà di Reagan a fare approvare le alte spese che il suo progetto di cosiddette guerre stellari comportava, l’aveva convinto a cambiare politica facendo sua la tesi dei movimenti pacifisti a favore dell’”opzione zero”, sperando così di mettere in difficoltà i russi. Al contrario l’ascesa al potere in Russia di Gorbaciov, con la sua politica di Perestroika, rese possibile, infine, la firma del trattato INF per l’eliminazione, dalle due parti, dei missili di vasta portata, tra i quali anche i Cruise installati a Comiso.

  1. L’impegno dello scrivente e di sua moglie nelle lotte

Lo scrivente di questo articolo, e sua moglie Anna Luisa, si sono direttamente coinvolti in questa avventura: io per aver proposto all’ assemblea degli OSM di finanziare l’acquisto della Verde Vigna come mezzo per ostacolare l’impianto dei missili a Comiso, e per aver partecipato direttamente all’atto notarile di acquisto del terreno sia per conto di due dei movimenti acquirenti (MN e MIR), sia come delegato notarile di molti dei comproprietari del metro quadro; ed Anna Luisa per aver contribuito, per un certo tempo, alla nascita ed alla vita del Campo Internazionale per Pace di Comiso (uno dei principali comproprietari), per aver partecipato, come unica italiana, al blocco dell’entrata della base delle dodici donne della Ragnatela a cui abbiamo accennato, e per essere stata arrestata, con altre due persone, per un altro blocco della base, restando in prigione, a Ragusa, per circa un mese nel 1985. Tutti e due, insieme alla propria famiglia, per aver organizzato, prima alla loro Casa per la Pace di San Gimignano – diventata, per molti anni, un centro importante di formazione alla nonviolenza – e poi a Vittoria – il comune accanto a Comiso che era stato dichiarato dall’amministrazione comunale “zona non nucleare” – un seminario teorico-pratico per mettere a punto, studiando a fondo l’esperienza vincente della lotta nel Larzac (in Francia), la strategia nonviolenta di opposizione ai missili di Comiso, ed organizzando anche, durante la parte di Vittoria, il primo dei blocchi all’entrata principale della base, quello cosiddetto dei Cartoni. Questi erano stati dipinti in piazza Fonte Diana di Comiso, con simboli di pace, dai partecipanti al seminario, e da molti ragazzi del paese, e trasportati a mano in una marcia dal centro abitato fino all’entrata principale della base – circa 7 chilometri – il 6 agosto 1982, anniversario del lancio della prima bomba atomica a Hiroshima, dove sono stati piazzati per impedirne l’entrata.

  1. Il ritorno a Comiso nel 2015

Per queste ragioni, essendo stata ipotizzata da uno dei movimenti comproprietari la vendita di questo terreno sostenendo che, ormai, la battaglia era stata vinta e la struttura era diventata inutile, abbiamo deciso di fare, a fine giugno 2015, in occasione dell’assemblea del MIR a Palermo, dei primi di luglio di quell’anno, un viaggio di perlustrazione a Comiso per comprendere la validità o meno di questa proposta, anche con un incontro-riflessione alla Verde Vigna. A questo hanno partecipato: il gruppo locale che aveva continuato a coltivarla ed utilizzarla, e svariati ragusani che avevano collaborato attivamente alla lotta contro i missili (in particolare anche il gruppo degli anarchici di quella città di cui aveva fatto parte anche la nostra cara amica, e nota scrittrice, Maria Occhipinti). Purtroppo all’ultimo momento mia moglie, in un banale incidente, si è rotta una gamba e non è potuta venire, ma sono stato accompagnato da mia figlia Alessandra, che, da adolescente, aveva partecipato, anche con altri nostri figli, alla marcia Catania-Comiso, e che ci aveva anche aiutato nella gestione dei campi di formazione alla nonviolenza alla Casa per la Pace di San Gimignano.

Nell’incontro è emersa l’inopportunità della vendita del terreno e del garage al suo interno, dato che la lotta contro la militarizzazione della Sicilia non era affatto finita. Infatti gli USA , a pochi chilometri da Comiso, a Niscemi, hanno costruito un impianto di telecomunicazioni satellitari, il cosiddetto MUOS (Mobil User Objective System) che serve alla gestione informatica di tutti gli strumenti militari statunitensi, non solo in Sicilia ma in varie parti del mondo (comprese le nuove armi, i droni – gli aerei senza piloti ). Essendo la velocità della comunicazione, grazie a questo strumento, oltre 10 volte superiore a quella dei normali computer, il suo impianto accresce enormemente il rischio di guerre nucleari dovute ad errori di calcolo che già si erano verificati in ripetute occasioni3. Inoltre il mondo occidentale, con il proprio, attuale, sviluppo squilibrato, e con la ricerca continua di fonti energetiche da sfruttare in vari paesi del mondo, invece di distruggere il terrorismo, come dice a parole, in realtà lo fomenta. Per questo i partecipanti in quell’incontro hanno chiesto, unanimemente, invece di vendere questa proprietà, che era opportuno trasformarla in un “Centro di Document/Azione e Form/Azione alla Nonviolenza e ad uno Sviluppo Eco-Sostenibile”. La richiesta, presentata all’assemblea nazionale del MIR a Palermo, poco dopo questo incontro, era stata approvata nelle sue linee di massima, anche con l’offerta di libri ed altri documenti da consegnare agli amici della Verde Vigna.

Dall’incontro era anche emersa una critica ai movimenti pacifisti del nostro paese che, dopo Comiso, si erano dimenticati della Sicilia ed avevano lasciato i siciliani lottare da soli contro quel “mostro”. I siciliani, infatti, tramite richieste giudiziarie – che gli avevano dato spesso ragione per l’inesistenza di autorizzazioni ufficiali all’ impianto di questa struttura, e la dannosità di questo per la Sughereta4 nel quale è inserito – manifestazioni, azioni dirette nonviolente, blocchi vari ed anche invasioni, hanno lottato contro questo impianto, sopportando, molti di loro, anche imputazioni e processi. Per questo hanno dato vita ad un Coordinamento siciliano dei Comitati No-Muos, nati in varie parti della Sicilia, che ha organizzato, per il primo luglio 2017, una manifestazione contro l’impianto.

  1. Il lavoro per il Centro di Documentazione

Dato che, come coordinatore, per anni, del comitato di gestione della Verde Vigna, avevo in casa gran parte della documentazione su questa e sulle lotte contro i missili, con l’aiuto di un amico, e con il contributo finanziario di una piccola parte del fondo dato dal Governo alle donne della Ragnatela per l’esproprio del loro terreno, offertoci da loro proprio per questo scopo, abbiamo lavorato per mesi per raccogliere questa documentazione e metterla a punto in due specifiche mostre; una sulle lotte in generale, ed un’altra su quelle specifiche delle donne della Ragnatela.

Queste sono servite per organizzare a Firenze, il 30 Gennaio 2016, nell’anniversario della morte di Gandhi, una mostra-incontro pubblico cui abbiamo invitato tutti i comproprietari della Verde Vigna della Toscana di cui avevamo l’indirizzo aggiornato (ma sono venuti anche alcuni da Torino e da Milano). Nell’incontro – sul quale ha parlato a lungo il giornale dei senza tetto fiorentini “Fuori Binario“ – è stato deciso: 1) di appoggiare la richiesta dei comisani di trasformare la Verde Vigna in un centro di documentazione e formazione; 2) di fornire alla Verde Vigna, un primo, simbolico, impianto solare per l’illuminazione dei propri ambienti; 3) di lanciare un appello, insieme al gruppo comisano, per una prima assemblea nazionale dei comproprietari, sia individuali che collettivi, alla Verde Vigna di Comiso nello stesso periodo nel quale veniva festeggiata (il 3 luglio 2016) la fondazione della prima Pagoda per la Pace italiana in una collina di Comiso prospiciente la ex base. Questa Pagoda è stata costruita dal monaco buddista Rev. Morishita, che era venuto a Comiso per partecipare a tutte le nostre lotte, ed anche ai nostri processi (pregando, all’entrata dei tribunali, battendo ritmicamente il suo tamburo sacro), e che, per anni, aveva vissuto, con alcuni, allora giovani, comisani, all’interno del garage della Verde Vigna. Morishita aveva anche costruito, con l’aiuto di alcuni muratori e di volontari, un primo simbolo religioso, una stupa, proprio all’interno del terreno della Verde Vigna.

  1. L’assemblea dei comproprietari del 2016.

Ma per arrivare alla conclusione di questo articolo parlando delle attività di questa estate, dobbiamo accennare ancora a quanto emerso dall’assemblea dei comproprietari che si è tenuta, all’interno della Verde Vigna, nei giorni 3-6 luglio 2016, con attività anche in paese, presso la Fondazione Bufalino, dove sono state anche portate, e fatte conoscere alla popolazione di Comiso, le due mostre fatte a Firenze, ed anche un’altra con manifesti italiani e stranieri fatta invece dal Centro di Documentazione del Manifesto Pacifista Internazionale (CDMPI) della Casa per la Pace di Casalecchio, Bologna) presentati, questi ultimi, da Vittorio Pallotti. Questi è il fondatore di quel Centro e membro attivo dell’IPRI (Istituto di Ricerche per la Pace Italiano), che, personalmente e con questo istituto, si è molto impegnato nel progetto di Centro di Documentazione previsto alla Verde Vigna. In questi incontri, in luogo pubblico, al centro di Comiso, si è anche è svolta una riflessione approfondita, con l’aiuto del gruppo locale amici della Verde Vigna, e con esperti importanti dei vari settori (in ordine temporale, Alfonso Navarra, Roberto Cotti, Antonio Mazzeo, Luciano Benini, Fabio Bussonati, Enzo Sanfilippo), sia sulla assurda politica militare del nostro paese e la necessità di modificarla, sia sulle possibilità di un nostro sviluppo alternativo. Una relazione conclusiva su quanto emerso da questa riflessione si può trovare nella mia relazione introduttiva al convegno di Palermo sulla pace nel mediterraneo, del 23 settembre 2016, su “ Gli insegnamenti delle lotte nonviolente vincenti, e delle ricerche per la pace, per un futuro meno pieno di guerre e di violenza” (scaricabile dal sito MIR, o da <www.labatealberto.it>).

Ma per parlare specificamente dell’assemblea, a questa hanno partecipato una trentina di amici della Verde Vigna, buona parte di questi anche comproprietari, con il direttivo del MIR nazionale che, inizialmente interessato anche esso alla vendita del terreno, ha rinunciato del tutto a questa idea ed ha deciso di svolgere il suo incontro proprio al suo interno per sottolineare la sua adesione totale al progetto, emerso a Comiso, della creazione, in quel luogo, di un ”Centro di Document/Azione e Form/Azione alla Nonviolenza e ad uno Sviluppo Eco-Sostenibile”.

Una relazione dettagliata dell’assemblea dei comproprietari è stata messa a punto da Zaira Zafarana, segretaria nazionale del MIR, e si può trovare nel sito di questo movimento. In sintesi comunque, dalla discussione sono emersi alcuni importanti problemi giuridici ed economici, ancora aperti, per portare avanti questo progetto. Infatti la compravendita del terreno, in due successivi contratti, in due anni successivi, e con circa 998 proprietari, in parte movimenti, in parte persone singole, ma tutte regolarmente registrate con vari atti notarili (a Firenze, Torino, Brescia, proprio per render più difficile l’esproprio del terremo) ha spiazzato sia il notaio di Comiso che ha registrato gli atti, sia gli impiegati del Catasto di Ragusa che li hanno dovuti trascrivere. Questo spiazzamento, e l’impianto della base militare ora dismessa, ha portato a vari errori e problemi, emersi durante l’assemblea.

  1. I problemi emersi e quelli ancora da risolvere

Questi, nel periodo successivo all’assemblea sono stati, almeno in parte, risolti, o sono in via di risoluzione, o sono ancora aperti e verranno affrontati nel prossimo incontro di questa estate. I problemi emersi sono:

  1. errori fatti dallo notaio di Comiso (ora defunto) che non ha controllato né la collocazione del garage, né la sua registrazione catastale.

  2. errori degli impiegati dell’Ufficio del Catasto stesso che non hanno capito né l’estensione totale del terreno (dai dati da questo riportati risulteremmo proprietari non solo di 13.655 metri quadri, come nella realtà, ma di 488.008 mq.). Questo perché hanno considerato (malgrado il testo dell’atto notarile sia molto chiaro su questo aspetto) ognuno dei comproprietari di particelle diverse del terreno, come proprietario in toto di quella stessa quota. L’informatizzazione successiva del catasto sta inoltre creando un grande problema ai singoli proprietari individuali registrati in varie parti d’Italia che vengono tassati per terreni presunti loro, ma che non posseggono affatto. Con la buona volontà di due di loro che hanno ricevuto l’ingiunzione di pagamento di circa 1000€ per il mancato accatastamento del garage, e con l’aiuto di alcuni altri comproprietari che hanno condiviso la spesa, questo problema è stato risolto. Ma gli altri errori restano. Il MIR ed il MN del Piemonte, che svolgono insieme molte attività di formazione alla Nonviolenza, hanno fatto un primo documento per correggere questi errori (riportato nel sito <www. nonviolenti. org>), ed , in accordo con i presidenti nazionali di queste due associazioni, hanno dato l’incarico ad un notaio di loro fiducia per chiarire e far correggere sia i problemi dell’accatastamento mancato del garage, sia quelli della correzione degli errori del notaio e del catasto. Il preventivo del lavoro da fare è di 5000€ ed i due presidenti hanno lanciato una sottoscrizione ai comproprietari individuali del terreno per essere aiutati a coprire questa cifra. Per quanto ne sappiamo per ora hanno ricevuto solo una parte della spesa prevista.

  3. un terzo problema emerso in assemblea, importante per il chiarimento di questi altri, è il fatto che gli indirizzi dei comproprietari che emergono dagli atti dell’acquisto, od, alcuni, anche da assemblee successive dei comproprietari, risalgono tutti agli anni 1983-84, o pochi anni dopo. E molte volte non sono più validi, o per morte dei comproprietari, o per il loro trasferimento. E’ perciò molto difficile contattarli ed aggiornarli. Al momento siamo riusciti ad aggiornare gli indirizzi di poco più di 200 comproprietari, alcuni perché, colpiti dall’erario, ed avendo letto i nostri appelli, si sono fatti vivi da soli. E’ importante perciò che gli altri comproprietari, se vengono a conoscenza di questi problemi, si facciano vivi, dando il proprio indirizzo aggiornato sia ai due movimenti sopra indicati, sia a mia figlia Alessandra (<alessandra.briciole@gmail.com>) che si è occupata, in prima persona, della risoluzione di questi problemi tecnici.

  4. Ma un quarto problema, non meno importante dei precedenti, emerso chiaramente durante l’assemblea dell’anno passato, è quella della sistemazione materiale e logistica del garage e del terreno della Verde Vigna. Come abbiamo già accennato questa, per molti anni, è stata vissuta da vari amici che hanno fatto lavori per la sua sistemazione: impianti di olivi e di alberi da frutta, un bel boschetto utile a campeggiare, coltivazione di un orto innaffiato a goccia, costruzione di una cisterna per la conservazione delle acque, docce all’aperto, gabinetto (sia pur rudimentale, di stile gandhiano, ma funzionante), sistemazione di alcune camerette dentro il garage. Tutto questo permetteva la convivenza anche perché c’era un pozzo d’acqua ben funzionante nel terreno. Ma con l’impianto dei missili a Comiso e l’arrivo di centinaia di militari americani, con le loro famiglie, molti dei quali vivevano nei tanti alloggi costruiti all’interno della base militare, questa ha cominciato a pompare acqua a tutto andare, andando molto a fondo per prelevarla, e facendo seccare tutti i pozzi dei contadini della zona, compreso quello del nostro terreno. E questo ha reso difficile la vita all’interno della Verde Vigna portando ad abbandonare la convivenza nel garage. Resta solo Vladimiro, uno dei comisani comproprietari per conto del Campo Internazionale per la Pace, che abita vicino al terreno e va lì quasi ogni giorno anche per lavorare belle ceramiche, in un laboratorio da lui costruito in un angolo del terreno, aiutato, di tanto in tanto, per la raccolta delle olive o altri lavori agricoli, da altri coltivatori biologici della zona. Per fortuna, dopo l’abbandono della base nucleare e l’allontanamento dei militari americani che vi abitavano, l’acqua nel pozzo è tornata ed il gruppo locale pensa di riaprire l’orto, e di sistemare meglio il garage per renderlo abitabile di nuovo come abitazione, e fare, nel suo terreno, una azienda agricola biologica che possa servire anche come scuola didattica, in una zona dove la coltivazione a serra, con l’uso eccessivo di pesticidi, sta facendo ammalare gli operai che ci lavorano, ed indirettamente, ma più a lungo termine, gli acquirenti dei prodotti ivi coltivati.

9) Il libro di Carlo Cassola e la sistemazione logistica della Verde Vigna

Ma tutto questo richiede lavoro e denaro, che per ora, per non fare concorrenza alla richiesta di fondi ai comproprietari della Verde Vigna fatta dal MIR/MN per le spese di sistemazione giuridica, ci siamo accontentati, con l ‘aiuto dell’ IPRI (Istituto di Ricerche per la Pace Italiano – di cui il sottoscritto è presidente onorario), di raccogliere fondi presentando e mettendo in vendita, in varie città d’Italia, il libro di Carlo Cassola, “La rivoluzione disarmista”, corredato da una mia recensione-aggiornamento (pubblicata dal Centro di Documentazione del Manifesto Pacifista Internazionale della Casa per la Pace di Casalecchio, Bologna). Il libro ci è stato regalato da Pola, la vedova di Cassola, in moltissime copie, lasciandoci liberi di usarli per attività pacifiste. Come IPRI-CCP abbiamo deciso di dedicare una buona parte delle entrate della vendita di questo libro ai lavori concreti della Verde Vigna. Per ora, con le attività di presentazione già svolte in varie parti d’Italia (Bologna, Firenze, Milano, Perugia, Roma, Serravezza, Trieste), o con soldi già pagati in anticipo prendendone copie (Torino, Tempio Paudano, Cagliari), abbiamo riscosso circa 700 Euro, che servono per i lavori urgenti in corso. Ma per affrontare tutti i lavori di questo tipo ancora da fare c’è bisogno di altri fondi. Per ottenerli si possono incrementare i luoghi in cui si presenta e vende il libro in questione, con il suo aggiornamento. Il libro è molto importante perché, oltre a illustrare i limiti di quanto successo finora con le tre grandi rivoluzioni avvenute nella storia del mondo (cristiana, francese, e russa), e la persistenza e l’aggravamento del nazionalismo e del fenomeno guerra, dà anche indicazioni molto utili ed attuali per il suo superamento. Presentandolo, oltre a raccogliere fondi per questo scopo, si fa anche conoscere il testamento spirituale ed intellettuale di un nostro grande scrittore, nel centenario della sua nascita (Roma, 1917). Egli, oltre ad essere autore di notissimi romanzi, molto letti, che hanno vinto i più importanti premi letterari del nostro paese (tra questi: “ La ragazza di Bube”), ha anche dato vita ad una associazione “La Lega per il Disarmo Unilaterale”, che è stata molto attiva nelle lotte di Comiso, ed anche per l’acquisto del terreno della Verde Vigna, e del quale hanno fatto parte Pietro Pinna, collaboratore di Aldo Capitini, il fondatore del Movimento Nonviolento, Padre Ernesto Balducci, che ha dato vita alla rivista “Testimonianze”, e Ugo Mazzucchelli, noto anarchico di Carrara5. Del libro, e della sua recensione-aggiornamento abbiamo infatti ancora molte copie richiedibili al sottoscritto a questo indirizzo <labate.alberto@gmail.com>. Ma oltre a questo c’è l’intenzione di fare un progetto preciso per presentarlo, con richiesta di contribuire al suo finanziamento, a Enti o Organizzazioni interessate ad una politica di pace e di nonviolenza, o di presentarlo alla Regione Siciliana se, nel frattempo, dopo le prossime elezioni, viene approvata la bella legge di promozione di attività per la pace attualmente in discussione.

  1. Le attività dell’estate 2017

Per questa estate sono state programmate, ed in parte già svolte, le seguenti attività:

  1. Un seminario di preparazione all’azione diretta nonviolenta, svoltosi il 30 giugno alla Verde Vigna di Comiso. In questo, da parte di una formatrice della Fucina per la Nonviolenza di Firenze, Teresa Barbagli, è stata fatta una attività (con l’aiuto di Vladimiro, il custode -curatore della Verde Vigna) per prendere coscienza dell’importanza del proprio corpo, e delle sue potenzialità, utilizzando anche, nel modo più valido, il proprio respiro, ed una proiezione-presentazione del “metodo del consenso”, il metodo decisionale principale messo a punto dai movimenti mondiali nonviolenti, ed anche da quelli anarchici. Con questo metodo le decisioni non sono prese dai leaders al vertice dell’organizzazione, ma da tutto il movimento attraverso piccoli gruppi (massimo di 15/20 persone) che discutono a fondo le iniziative da portare avanti per affrontare un problema importante (come, ad esempio, quello del MUOS) con l’azione diretta nonviolenta. La decisione viene poi presa attraverso un processo di incontri comuni dei portavoce dei singoli gruppi, con il ritorno poi alla base, se necessario, fino alla decisione finale. Dopo la lettura, a voci alternate, ed il suo commento, di un capitolo sulla “Nonviolenza nei conflitti” scritto da Howard Clark, l’ ex presidente internazionale dell’Associazione WRI (Internazionale Resistenti alla Guerra), che unisce la rivoluzione nonviolenta a quella femminista ed a quella anarchica, il sottoscritto ha poi illustrato i problemi avuti nell’uso di questa metodologia decisionale durante la marcia Catania-Comiso di fine anno 1982- inizio 1983. Questa metodologia ha portato, il giorno di arrivo a Comiso, i circa 600 partecipanti, provenienti da tutto il mondo, a dividersi, in modo concorde elaborando la strategia tutti insieme, in tre grandi gruppi: a) il gruppo di 14 persone che hanno invaso, poco dopo le 9 del mattino del 3 gennaio 1983, la base militare del Magliocco, dichiarandola, attraverso un proprio altoparlante, “zona libera da armi nucleari”, ed aprendo la via ad una invasione generalizzata; b) il gruppo di circa 200 persone che, dalle ore 7 di quello stesso giorno, ha bloccato l’entrata principale di quella stessa base, chiedendo ai militari di potervi entrare per consegnare al Comandante una lettera nella quale si sosteneva l’illegalità dei missili che si volevano impiantare in quella base, e dicendo loro, nel caso non avessimo avuto la risposta prima delle ore 9, come è avvenuto, che saremmo passati ad altra iniziativa, che è stata poi l’invasione stessa della base da parte del primo gruppo; c) il resto dei partecipanti era restato in paese, dividendosi nei vari quartieri della cittadina di Comiso, a circa 7 chilometri dalla base, per distribuire alla popolazione un volantino, deciso da tutti, nei quali si spiegava alla cittadinanza le ragioni della nostra iniziativa. Questa metodologia ha mostrato come è importante, nelle azioni dirette, collaborare insieme, ma dividendosi a seconda del rischio che ogni persona è disposta ad affrontare, in questo caso inferiore man mano che si passa dal gruppo (a) a quello (c). Ho poi presentato varie esperienze nelle quali gruppi nonviolenti minoritari (Primo blocco dei cartoni a Comiso il 6 agosto 19826; Blocchi a Genova contro la “ Mostra dei Mostri”- la vendita di armi italiane a compratori mondiali, in due diversi anni 7; Sit in a Pisa del movimento studentesco “La Pantera” nell’anno 19908) sono riusciti, attraverso la decisione in piccoli gruppi e l’azione diretta nonviolenta, a mantenere il carattere nonviolento anche in manifestazioni molto grandi nelle quali le cosiddette “Forze dell’ordine”, attraverso i propri infiltrati, cercano spesso di trasformare una manifestazione nonviolenta in violenta per poterla reprimere meglio e farla stigmatizzare dalla stampa e dal pubblico.

  2. La manifestazione del 1 luglio a Niscemi contro il MUOS, organizzata dal coordinamento siciliano dei comitati NO MUOS

Il piccolo gruppo dei partecipanti al seminario della Verde Vigna (6 persone, di cui quattro da Firenze, uno da Trieste, ed uno da Comiso- un’altra dei partecipanti comisani non è potuta venire perché impegnata in esami nella scuola dove insegna), ha utilizzato il pulman organizzato dagli anarchici di Ragusa per recarsi a Niscemi, alla marcia prevista per il pomeriggio del 1 luglio, portando anche una bandiera, con il fucile spezzato, simbolo della nonviolenza, firmato dalla Verde Vigna di Comiso. Questa bandiera, alla fine del corteo, in Piazza Vittorio Emanuele, è stata affissa in mezzo al palco dove parlavano gli oratori, e sul quale si svolgeva il concerto con canti sulla pace. Pur non numerosissima, come erano state invece manifestazioni precedenti (questa volta qualche centinaia di persone), la marcia si è svolta in modo molto positivo, caratterizzata dalla presenza di moltissimi giovani, provenienti da varie zone della Sicilia, che hanno dato allegria e movimento a tutta la manifestazione. Il corteo si è snodato nelle strade del paese, fermandosi ripetutamente, per illustrare, tramite un altoparlante, alla popolazione di Niscemi, le ragioni della lotta. Importanti gli interventi sia di Pippo Gurrieri, del gruppo anarchico di Ragusa, sia di vari giovani dei gruppi provenienti da varie città della Sicilia, sia infine di alcuni abitanti di Niscemi stesso. Il tema degli interventi è stato quello della necessità di lottare contro questo strumento che distrugge l’ambiente e serve solo ad uso di morte, rendendo più facili guerre nucleari globali, ed usando, per il proprio funzionamento, moltissima acqua che invece manca per la popolazione del paese che ne è completamente priva da quasi un mese. E sulla necessità di superare l’attuale modello di sviluppo capitalistico che arricchisce pochissime persone e impoverisce invece la maggioranza della popolazione. Questa, intimidita dalla persecuzione poliziesca, non ha il coraggio di lottare, convinta ormai che la lotta “non serva a nulla”. Importante anche l’intervento di un abitante di Niscemi stesso che, parlando nella lingua locale, ha stimolato i molti cittadini del paese che hanno attorniato la marcia nel suo percorso, ed ascoltato con attenzione gli interventi, invitandoli ad unirsi anche loro alla marcia, e ad applaudire ripetutamente i partecipanti della stessa, cosa che hanno fatto. La Digos, il servizio politico della polizia, in borghese (come è il suo solito), per impaurire i partecipanti ha preso moltissime foto e filmati dei presenti alla marcia, e quando uno dei giovani, per reagire a questa intimidazione, ha fatto loro uno sberleffo di protesta, ha cercato di entrare nella marcia per arrestarlo. Ma gli altri partecipanti l’hanno impedito facendo nonviolentemente uscire dal corteo i funzionari della Digos, mentre i molti carabinieri, venuti anche da altre parti d’Italia, non hanno mosso un dito lasciando che i manifestanti espellessero “gentilmente” questi funzionari. Tra gli interventi finali nella piazza è stata data la parola anche al sottoscritto che ha parlato delle lotte fatte a Comiso contro i missili, e sul loro risultato finale positivo, dato che ora al posto della base militare c’è un aeroporto civile molto trafficato, invitando i partecipanti alla marcia, soprattutto i molti giovani e la popolazione di Niscemi stessa, a resistere alla guerra, ed alle imposizioni di questi strumenti di morte che rendono il mondo attuale sempre più insicuro, e che stimolano il terrorismo invece di combatterlo, come invece si sostiene. Ed ho sostenuto l’insostenibilità del nostro attuale modello di sviluppo per le altissime spese militari (siamo il quinto paese, del mondo occidentale, per spese militari pro capite, che si vogliono ancora aumentare), mentre siamo agli ultimi posti per spese per la cultura, per l’istruzione e per la difesa dell’ambiente, che invece ci renderebbero un paese veramente civile e democratico. Ed accennando al progetto del Centro di Document/Azione e Form/Azione della Verde Vigna ho invitato tutti i gruppi antiMuos siciliani ad aiutarci a portarlo avanti e renderlo concreto.

  1. La cerimonia dell’anniversario della Pagoda per la Pace di Comiso

La domenica 2 luglio si è svolta la cerimonia del diciannovesimo anniversario della inaugurazione della Pagoda della Pace di Comiso, costruito dal Reverendo Morishita che, prima di darle vita, ha vissuto per molti anni alla Verde Vigna all’interno della quale, con l’assenso dei comproprietari, ha costruito un primo simbolo di pace buddista, una Stupa. Alla cerimonia hanno partecipato alcuni monaci del gruppo “Nipponzan Myohoji” provenienti da varie parti del mondo, e monaci di altre fedi buddiste, ed anche persone di altre fedi religiose, o di cittadini di varie parti della Sicilia che, con lui e con noi, hanno partecipato alle lotte per una Sicilia di pace, anche attraverso il progetto costruttivo di dar vita ad uno sviluppo ecologico basato sul rispetto della natura, sulla solidarietà, la collaborazione e la comprensione reciproca, e non sulla violenza e sulla guerra. Dopo un leggero pranzo offerto dai monaci, ed un seguito, in parte, autogestito, un certo numero di persone presenti si sono trattenute, in una sala del Tempio, costruito da Morishita accanto alla Pagoda, per comprendere meglio i fondamenti del pensiero buddista, ed anche i problemi che i monaci stessi stanno sopportando in Giappone a causa di un governo che, su stimolo del Governo USA, sta eliminando l’articolo 9 della Costituzione che impedisce a questo paese di partecipare a guerre di attacco, e non di difesa. E questo ci ha fatto pensare a quanto avviene anche nel nostro paese nel quale l’art. 11 della Costituzione, simile al 9 della Costituzione giapponese, viene normalmente svuotato dai militari che stanno facendo passare, giorno per giorno, e senza alcuna votazione e controllo da parte del Parlamento, un modello di difesa non del proprio territorio ma degli interessi delle multinazionali che sembrano ormai essere le proprietarie incontrastate dello sviluppo mondiale e della sua globalizzazione, e che hanno bisogno delle armi per difendere i propri privilegi.

  1. Il Campo amici della Verde Vigna

    Si sta infine svolgendo, in forma leggera, anche attraverso cene condivise, un incontro di amici della Verde Vigna interessati a portare avanti il progetto del centro di documentazione e formazione previsto. In questo incontro si studia quanto già fatto e quello che c’è ancora da fare, ed i problemi principali per portarlo avanti. In questi incontri si sono anche visti e discussi due importanti documentari sui problemi dell’inquinamento ambientale della nostra terra, e sulle possibili soluzioni a questi. I film sono stati “Prima del Diluvio” di Leonardo di Caprio, e “Domani” di Cyril Dion e Melanie Laurent. .

  2. Campo di Lavoro e studio

Concluderà l’attività di questa estate un campo di lavoro e studio, che si svolgerà all’interno della Verde Vigna, per sistemare meglio il terreno e l’abitazione, e costruire una serra ecologica, e per approfondire il tema : “Riciclo e risparmio. Con-vivere con la natura”. Questo si svolgerà dal 28 agosto al 2 settembre, e fa parte del programma ufficiale dei Campi MIR-MN del Piemonte e Valle d’Aosta. Il programma dettagliato si può trovare nel libretto dei campi estivi a pag. 13, scaricabile dal sito <mir-mn@serenoregis.org>, alla voce “campi estivi 2017”. Coordinerà il campo Zaira Zafarana, segretaria nazionale del MIR, (333.4679175), formatore Fabio Bussonati, esperto di risparmio energetico.

Comiso , 09.07.2017 Alberto L’Abate

1Vedi in particolare il suo articolo:” Did Reagan’s military build-up really lead to the victory in the cold war?”in , “History News Network”, ripreso anche da, Znet- Foreign Policy, 29 gennaio 2004.

2Vedi, su questo, il mio articolo: “Riflessioni su ‘La Rivoluzione Disarmista’ di Carlo Cassola ad oltre 30 anni dalla sua pubblicazione”, C.D.M.P.I. , Casalecchio di Reno, Bologna, 2017, p.3.

3Importante il caso avvenuto il 26 settembre 1983, che per poco è stato l’inizio di una guerra nucleare mondiale. Infatti in quel giorno il colonnello Stanislav Petrov, addetto ai sistemi di sorveglianza elettronica della Unione Sovietica, ha visto nel suo computer cinque missili, uno dopo l’altro, diretti contro la capitale della Russia, Mosca. Convintosi che fosse un errore -come risultò – non ne ha dato notizia ai suoi superiori evitando così una possibile catastrofe nucleare. Le Nazioni Unite, venute a conoscenza di quell’episodio, hanno dedicato il 26 settembre di ogni anno alla prevenzione dei conflitti armati, e, su di lui, è stato anche girato un film, dal titolo “L’uomo che ha salvato il mondo”, nel quale il colonnello è interpretato dal famoso attore statunitense Kevin Costner.

4E’ una riserva naturale di interesse comunitario per la salvaguardia degli alberi da sughero in via di estinzione. In questa, per il piano territoriale della Provincia di Caltanisetta: “Non è concesso realizzare nuove costruzioni e infrastrutture, compresa l’installazione di antenne e tralicci”.

5Gli aderenti attuali della Lega, su ispirazione di Stéphane Hessel, il grande partigiano anti-nazista francese di origine tedesca, che ha scritto il libro : “Indignatevi!” (di cui sono state vendute milioni di copie in tutto il mondo) che è servito a far nascere i movimenti nonviolenti mondiali degli “Indignati” , e “Siamo il 99%”, e simili, hanno dato vita, sotto l’egida dei “Disarmisti esigenti”, ad una coalizione di movimenti che, all’interno dell’ ICAN (Campagna Internazionale per l’abolizione delle armi nucleari), è riuscito, proprio in questi giorni, a New York, a far approvare una mozione, da parte delle Nazioni Unite, per mettere al bando queste armi.

6Il blocco dei cartoni era stato organizzato da un campo antimilitarista organizzato nel Comune di Vittoria, all’interno del quale il gruppo dei nonviolenti che si era già preparato in antecedenza alla Casa per la Pace di San Gimignano, di circa una ventina di persone, hanno fatto una formazione alla nonviolenza di vari giorni a tutti gli altri partecipanti (oltre un centinaio di giovani). La cosa notevole è stato il comportamento di giovani che mai, prima, aveva sentito parlare di nonviolenza, che si rivolgevano ai poliziotti in modo gentile per convincerli della bontà della lotta, (che interessava anche loro stessi ed i loro bambini, se ne avevano) senza offenderli in alcun modo per il loro ruolo repressivo.

7A Genova invece, al cui blocco, nel 1986, erano presenti molte migliaia di persone, gruppi contestatari di autonomia operaia hanno cercato di bloccare l’entrata impedendo fisicamente di entrare agli eventuali compratori . La polizia è subito intervenuta per lasciar libero il passaggio, e stava cominciando uno scontro duro tra questi due gruppi. I nonviolenti dei movimenti tradizionali (MIR,MN), anche qui circa trentina di persone, si sono introdotti tra la polizia e l’autonomia operaia, si sono accoccolati a terra ed hanno cominciato a cantare canti pacifisti. L’atmosfera è subito cambiata, e sia i membri di autonomia operaia che la polizia si sono allontanati. Allora i nonviolenti hanno fatto un tappeto umano, intrecciandosi, a terra, uno con l’altro, ed hanno bloccato l’entrata della mostra. Gli eventuali compratori, se volevano, potevano entrare passando sopra i nostri corpi, ma nessuno ha avuto il coraggio di farlo. La polizia ci ha lasciato fare, probabilmente aprendo un’entrata da un’altra parte. Più tardi, nel pomeriggio, abbiamo iniziato un corteo a serpentone che ha attraversato tutta la città fino alla piazza centrale, molto allegro, cantando canzoni e slogan pacifisti che in gran parte avevamo inventato noi, grazie ad uno dei nostri che aveva collaborato con Dario Fo. A questo corteo hanno partecipato oltre 60.000 genovesi, anche molti genitori giovani con i loro bambini nelle spalle. Da allora, per vari anni, la mostra non si è fatta tanto che, secondo i dati, il nostro paese è passato dal sesto o settimo paese al mondo per la vendita di armi al tredicesimo posto. Per questo, dopo aver tentato di riaprire la mostra a Genova nel 1989, di nuovo bloccata dalla popolazione locale, per riprendere il posto italiano tra i top venditori di armi del mondo, la mostra è stata riaperta su una nave militare ormeggiata, a largo, dimostrando così che i militari stessi sono i nostri migliori venditori di armi.

8Questo si è tenuto a Pisa nell’anno 1990, per bloccare l’entrata del Palazzo dei Congressi nel quale si teneva una riunione europea dei giovani della Democrazia Cristiana. A questo incontro erano presenti il Capo del Governo Italiano Andreotti con alcuni suoi ministri, ed anche Edmund Kohl, tedesco che diventerà, più tardi, il capo della Germania riunita. Oltre un centinaio di giovani della Pantera, di varie università italiane, hanno bloccato l’entrata principale del palazzo costringendo i relatori ad entrare da una porta posteriore. L’immagine che il pubblico italiano aveva allora della “Pantera” era molto violenta, legata a quella del movimento nord-americano della “Pantera Nera” (dal quale il movimento aveva ripreso il simbolo), che, in quel periodo, era contrario alla nonviolenza di Luther King e predicava la violenza per la rivoluzione contro il sistema. A Firenze avevamo invece fatto una formazione alla nonviolenza per studenti di tutte le Facoltà cittadine, insegnando loro anche il metodo del consenso, ed i partecipanti avevano anche scritto, con la stesura collettiva ispirata da Don Milani, un bel testo: “La Nonviolenza e la Pantera” che era anche stato pubblicato dalla rivista, fondata da Aldo Capitini,”Azione Nonviolenta”. Durante il sit-in di Pisa la Polizia, per mostrare il suo “potere” ha caricato gli studenti che bloccavano l’entrata del Palazzo . Qualche partecipante, per evitare le botte, aveva cominciato a scappare, ma i nostri allievi fiorentini (circa una ventina), memori dei nostri insegnamenti si sono accovacciati a terra ed hanno cominciato a cantare canti per la pace. La Polizia è intervenuta e li ha picchiati malamente, mentre loro gridavano “Nonviolenza!, Nonviolenza!” . Gli studenti in fuga sono tornati indietro per partecipare anche loro a questa azione. Uno del gruppo fiorentino, secondo le istruzioni, era stato incaricato di filmare tutto quello che avveniva. Tutte le televisioni italiane, quella sera, hanno mostrato la Polizia che picchiava malamente studenti a terra che cantavano pacificamente, e gridavano “Nonviolenza”. E questo è servito a cambiare completamente l’immagine precedente della Pantera, ed a far comprendere le sue ragioni nonviolente di cambiamento e di democratizzazione delle Università italiane, che, secondo il progetto in contestazione, si volevano privatizzare, .finanziandole con soldi delle industrie private, e che erano dominate, fino a quel momento, da pochi cattedratici, con insegnamenti verticistici (mentre gli studenti, durante l’occupazione, hanno sviluppato un insegnamento basato più sulla ricerca che sulle lezioni cattedratiche). Che siano riusciti o meno a cambiare realmente l’università è un altro problema che qui non possiamo affrontare, ma è certo che quell’azione, e quella metodologia è, riuscita a far cambiare l’immagine prevalente del pubblico del nostro paese.

La Verde Vigna di Comiso, le lotte contro i missili Cruise,  e le iniziative per l’estate 2017

La Verde Vigna di Comiso è un terreno di 13.655 metri quadri, con un piccolo fabbricato, confinante con la ex base militare nella quale, per un certo periodo, sono stati collocati i  missili Cruise. Questi erano missili di “primo colpo”, cioè da lanciare non in risposta ad un attacco  nemico, ma preventivamente, prima che questo si possa muovere. Per questa ragione illustri  giuristi, in loro scritti o in un convegno appositamente organizzato dai movimenti nonviolenti nel Comune di Vittoria, hanno sostenuto che erano illegali   in quanto contrari all’Art.11 della Costituzione italiana che ammette solo una guerra di difesa e non di attacco.

La Verde Vigna è stata acquistata dai  nonviolenti italiani proprio per resistere  all’impianto e all’utilizzo di questi missili. L’acquisto di questa è stato possibile  grazie a fondi dell’obiezione di coscienza alle spese militari (OSM, anni 1982/1983), ed a due campagne   per l’acquisto di un metro quadro del terreno: una del Campo Internazionale per la Pace che si era costituito a Comiso ad aveva scelto il terreno, ed   un’altra  del  MIR (Movimento Internazionale per la Riconciliazione), e del  MN (Movimento Nonviolento), con l’appoggio anche della LDU (Lega per il Disarmo Unilaterale), fondata a Firenze dal notissimo scrittore Carlo Cassola, e della LOC (Lega Obbiettori di Coscienza). In complesso perciò tra movimenti e proprietari individuali, i comproprietari del terreno  risultano quasi mille.

La Verde Vigna è stata una delle basi principali per le iniziative contro l’impianto dei missili in quella cittadina, e dopo  l’eliminazione dei missili grazie all’accordo INF tra Reagan e Gorbaviov (1987), di quelle per la conversione della base ad un uso civile (ora al posto di parte della base militare c’è un aeroporto civile ben trafficato).

Le lotte  sono state portate avanti in modo completamente nonviolento. Queste hanno avuto l’appoggio anche delle donne nonviolente  organizzate dalla Ragnatela  che avevano acquistato un loro campo non distante dalla Verde Vigna (ora espropriato per permettere l’allargamento dell’aeroporto civile), ma soprattutto  della popolazione locale organizzata dal CUDIP (Comitato Unitario per il Disarmo e la Pace), col contributo anche  del Segretario regionale della CGIL Pio La Torre, la cui organizzazione  ha raccolto circa un milione di firme di siciliani contro la base (La Torre è stato  ucciso dalla mafia – molto interessata ai lavori della base –  molto probabilmente  anche a causa di questa opposizione) .

Queste lotte  sono  consistite in manifestazioni di massa a Comiso ed a Roma (in una di queste hanno partecipato circa 100.000 persone), due marce, una Milano-Comiso, ed una Catania -Comiso. A quest’ultima hanno partecipato circa 600 persone di tutto  il mondo, e si è conclusa con l’invasione  della base dichiarandola “Zona libera dal nucleare”. E sono stati fatti moltissimi  blocchi nonviolenti all’entrata pricipale della base,  uno di questi a tutte le entrate.

La risposta del governo e della polizia è stata piuttosto brutale  tanto da provocare, in alcuni di loro (facenti parte di un sindacato della polizia di sinistra)  un pentimento ed una richiesta di essere preparati ad una formazione specifica alla nonviolenza per affrontare in modo valido, e non brutale, manifestazioni di questo tipo (richiesta purtroppo non andata avanti dato che la polizia, da allora in poi,  è diventata sempre più militarizzata).

La Magistratura si è comportata, in genere,  in modo molto più comprensivo tanto, ad esempio,  da riconoscere l’alto  valore morale della loro azione e dar loro una punizione pecunaria minima a 12 donne della Ragnatela,  di vari paesi d’Europa, di cui una sola italiana, che avevano bloccato l’entrata principale della base in occasione della festa delle donne.

Circa il valore e l’efficacia delle nostre lotte per l’avvenuto smantellamento dei missili ci sono opinioni contrastanti. L’interpretazione ufficiale, messa in giro dai militari statunitensi e ripetuta dagli ambasciatori USA in Italia, e ripresa, senza alcuna verifica, dai governi europei che avevano  accettato l’impianto (in Italia il governo Craxi), ed anche da qualche autorevole giornalista italiano, è quella che l’accordo INF per lo smantellamento di questi missili  sia stato possibile proprio grazie all’impianto dei missili Cruise in Italia e Pershing 2 in Germania.  Questa tesi è stata efficacemente contraddetta da uno storico dell’Università di New York (Wittner), il quale   ha scritto tre volumi su queste lotte nei quali riporta anche fonti ufficiali russe. Egli sostiene, infatti,  che il riarmo della Russia  che aveva portato gli USA ad imporre questi missili  ai suoi alleati era dovuto alla politica di Reagan  della lotta contro questo paese  considerato come  “L’Impero del Male”, e che l’impianto di questi  missili aveva rischiato, in più occasioni, di portare il mondo ad una guerra nucleare.  Ma l’opposizione dei movimenti antinucleari in tutti i paesi del mondo occidentale, non solo in Italia, ed anche le difficoltà di Reagan di  fare approvare le alte spese che il suo progetto  delle cosiddette guerre stellari comportava, l’aveva convinto a cambiare  politica facendo  sua la tesi dei movimenti  pacifisti dell’”opzione zero”, sperando così di  mettere  in difficoltà i russi. Ma l’ascesa al potere  in Russia di Gorbaciov, con la sua politica di Perestroika,   aveva reso possibile la firma del trattato INF per l’eliminazione, dalle due parti,  dei missili di questa portata, tra i quali anche quelli di Comiso.

Lo scrivente di questo articolo, e sua moglie Anna Luisa, sono stati direttamente coinvolti in questa avventura: io per aver proposto alla assemblea degli OSM  di finanziare  l’acquisto della Verde Vigna come mezzo per ostacolare l’impianto dei missili  a Comiso, e per aver partecipato direttamente all’atto notarile di acquisto del terreno sia per conto di due dei movimenti acquirenti (MN e MIR), sia come delegato notarile di molti dei comproprietari  del metro quadro; Anna Luisa per aver contribuito, per un certo tempo, alla nascita ed alla vita del Campo Internazionale per Pace di Comiso (uno dei principali comproprietari),   per aver partecipato, come unica italiana, al blocco dell’entrata della base delle dodici donne della Ragnatela di cui abbiamo parlato prima, e per essere stata arrestata, con altre due persone,  per un altro blocco della base,  restando in prigione, a Ragusa, per circa un mese.Tutti e due, insieme alla propria famiglia, per aver organizzato,  prima alla loro  Casa per la Pace di San Gimignano – diventata, per molti anni, un centro importante di formazione alla nonviolenza –  e poi a Vittoria – il comune accanto a Comiso che era stato dichiarato dall’amministrazione comunale  “zona non nucleare” –   un seminario teorico-pratico per mettere a punto, studiando a fondo l’esperienza vincente della lotta nel Larzac (in Francia) la strategia di opposizione   ai missili di Comiso,ed organizzando anche, durante la parte di Vittoria, il primo dei blocchi  all’entrata principale della base, quello cosiddetto dei  Cartoni . Questi erano stati  dipinti in piazza Fonte Diana di Comiso con simboli di pace dai partecipanti al seminario, e dalla popolazione del paese, compresi molti  ragazzi, e trasportati a mano in una marcia dal paese fino all’entrata principale  della base -circa 7 chilometri, il 6 agosto 1982, anniversario del lancio della prima bomba atomica a Hiroshima –    dove sono stati piazzati per impedirne l’entrata.

Per queste ragioni, essendo stata ipotizzata da uno dei  movimenti comproprietari la vendita di questo  terreno sostenendo  che  ormai la battaglia  era stata vinta e la  struttura era diventata inutile, abbiamo deciso di fare, a fine  giugno 2015, in occasione  dell’assemblea del MIR a Palermo (del quale mia moglie faceva parte  fin dalla  nascita della sezione italiana)   un viaggio di perlustrazione a Comiso per comprendere la validità o meno di questa proposta,  anche con  un  incontro-riflessione alla Verde Vigna. A questo hanno partecipato,   il  gruppo locale   che aveva  continuato a coltivarla ed utilizzarla, e  svariati   ragusani  che avevano collaborato  attivamente alla lotta contro i missili (in particolare anche  il gruppo degli anarchici di quella città di cui aveva fatto parte anche la nostra cara amica, e nota scrittrice,  Maria  Occhipinti).  Purtroppo all’ultimo momento mia moglie, in un banale incidente,  si è rotta una gamba  e non è potuta venire, ma sono stato accompagnato da mia figlia Alessandra, che, da adolescente, aveva  partecipato, anche con  altri nostri figli,  alla marcia Catania-Comiso, e che ci aveva anche  aiutato nella gestione dei campi   di San Gimignano.

Nell’incontro è emersa  l’inopportunità della vendita del terreno e del garage al suo interno, dato che la lotta contro la militarizzazione della Sicilia non era affatto  finita.   Infatti   gli USA , a pochi chilometri da Comiso, a Niscemi, avevano costruito un impianto, il cosiddetto MUOS (Mobil                                                     ) che serve alla gestione informatica di tutti gli strumenti  militari statunitensi, non solo in Sicilia ma in varie parti del mondo (comprese le nuove armi, i droni – gli aerei senza piloti ) . Essendo la velocità della comunicazione, grazie a questo strumento,  oltre 10 volte superiore a quella dei normali computer –  il suo impianto  accresce  enormemente il rischio di guerre nucleari dovute ad errori di calcolo che già si erano verificati  in ripetute occasioni. Inoltre il mondo occidentale, con   il proprio,  attuale, sviluppo squilibrato, e con  la ricerca  continua di fonti energetiche da sfruttare  in vari paesi del mondo, invece di distruggere il terrorismo, come dice a parole, in realtà lo fomenta.  Per questo i partecipanti all’incontro avevano chiesto, unanimemente, invece di vendere questa proprietà,  che era opportuno  trasformarla in un “Centro di Document/Azione e Form/Azione alla Nonviolenza e ad uno Sviluppo Eco-Sostenibile”.  La richiesta, presentata all’assemblea nazionale del MIR a Palermo, poco dopo questo incontro,   era stata approvata nelle sue linee di massima.

Dall’incontro era anche  emersa una grande critica ai movimenti pacifisti del nostro paese che, dopo Comiso,  si erano dimenticati della Sicilia ed avevano lasciato i siciliani lottare da soli  contro quel “mostro”. I siciliani, infatti, tramite richieste giudiziarie -che gli avevano dato spesso  ragione per l’inesistenza  di autorizzazioni ufficiali all’ impianto di questa struttura,  e la dannosità di questo per l’ambiente intorno –  manifestazioni, azioni dirette nonviolente, blocchi vari ed anche invasioni, avevano lottato contro questo impianto sopportando, molti di loro, anche  imputazioni e processi.  Per questo avevano   dato vita ad un Coordinamento siciliano dei Comitati No-Muos,  nati in varie parti della Sicilia, che ha lanciato, per il primo luglio 2017, una manifestazione nazionale  contro l’impianto.

Dato che, come coordinatore, per anni,  del comitato di  gestione della Verde Vigna,  avevo in casa gran parte  della documentazione  su questa e  sulle lotte contro i missili, con l’aiuto di un amico,  e con il contributo finanziario di una piccola parte del fondo dato dal Governo alle donne della  Ragnatela per l’esproprio del loro terreno, offertoci da loro proprio per questo scopo, abbiamo lavorato per mesi per raccogliere questa documentazione  e metterla  a punto in due specifiche mostre; una sulle lotte in generale, ed un’altra su quelle specifiche delle donne della Ragnatela.

Queste sono servite per organizzare a Firenze, il 30 Gennaio 2016, nell’anniversario della morte di Gandhi, una mostra-incontro pubblico cui abbiamo invitato tutti i  comproprietari della Verde Vigna della Toscana, di cui avevamo l’indirizzo aggiornato (ma sono venuti anche alcuni da Torino e da Milano). Nell’incontro – sul quale  ha parlato a lungo il giornale dei senza tetto fiorentini “Fuori Binario“ – è stato deciso: 1) di appoggiare la richiesta dei comisani  di trasformare la Verde Vigna in un centro di documentazione e formazione;  2) di  fornire alla Verde Vigna, un primo, simbolico, impianto solare per l’illuminazione dei propri  ambienti;  3) di lanciare  un appello, insieme al gruppo comisano,  per una prima assemblea nazionale dei comproprietari, sia individuali che collettivi, alla Verde Vigna di Comiso nello stesso periodo  nel quale veniva festeggiata (il 3 luglio 2016) la trentesima fondazione della  prima Pagoda per la Pace  italiana  in una collina di Comiso prospiciente la ex base. Questa Pagoda è stata costruita dal monaco buddista Rev. Morishita, che era venuto a Comiso per partecipare a tutte le  nostre lotte, ed anche ai nostri processi (pregando, all’entrata del tribunale battendo ritmicamente il suo tamburo sacro), e che, per anni, aveva vissuto, con una famiglia locale, ed alcuni allora giovani  comisani, all’interno del garage della Verde Vigna. Morishita aveva anche costruito, con l’aiuto di alcuni muratori e di volontari, un primo simbolo religioso, una stupa,  proprio all’interno del terreno della Verde Vigna.

Ma per arrivare alla conclusione di questo articolo connettendolo  alle attività previste per questa estate alla Verde Vigna di Comiso, come indicato nel titolo, dobbiamo parlare ancora  di quanto emerso dall’assemblea dei comproprietari che si è tenuta in quella stessa sede  nei giorni 3-6 luglio 2016, con attività anche in paese, presso la Fondazione Bufalino, dove sono state anche portate, e fatte conoscere alla popolazione di Comiso,  le due mostre  fatte da  noi a Firenze,   ed anche un’altra con manifesti anche stranieri fatta invece dal Centro di Documentazione del Manifesto Pacifista Internazionale (CDMPI) della Casa per la Pace di Casalecchio, Bologna) presentati, questi ultimi, da Vittorio Pallotti, il fondatore di questo centro e membro attivo dell’IPRI (Istituto di Ricerche per la Pace Italiano), che, personalmente  e con questo istituto, si è  molto impegnato in questo progetto. In questi incontri  in luogo pubblico al centro di Comiso  si è anche  è svolta una riflessione approfondita, con esperti importanti dei vari settori, sia sulla politica militare del nostro paese,  sia  sulle nostre  possibilità di  sviluppo alternativo. Una relazione conclusiva su quanto emerso da questa riflessione si può trovare nella mia relazione introduttiva al convegno di Palermo sulla pace nel mediterraneo, del 23 settembre 2016, su “ Gli insegnamenti delle lotte nonviolente  vincenti, e delle ricerche per la pace, per un futuro meno pieno di guerre e di violenza” (scaricabile dal sito MIR, o da<www.labatealberto.it>).

Ma per parlare specificamente  dell’assemblea,  a questa hanno  partecipato una trentina di amici della Verde Vigna, buona parte di questi anche comproprietari, con  il direttivo del MIR nazionale che, inizialmente interessato anche esso alla vendita del terreno, ha rinunciato del tutto ha questa idea ed ha  deciso di svolgere il suo incontro proprio lì per sottolineare la sua adesione totale al progetto, emerso a Comiso, della creazione, in quel luogo,  di un ”Centro di Document/Azione e Form/Azione  alla Nonviolenza e ad uno Sviluppo Eco-Sostenibile”.

Una relazione dettagliata dell’assemblea dei comproprietari è stata messa a punto  da Zaira Zafarana, segretaria nazionale del MIR, e si può trovare nel sito di questo movimento. In sintesi comunque  dalla discussione sono emersi alcuni grandi problemi giuridici  economici ancora aperti per portare avanti questo progetto. Infatti una compravendita di un terreno,  in due successivi contratti in due anni successivi, e con circa 998 proprietari, in parte movimenti, in parte persone singole, ma tutte regolarmente registrate con  vari atti notarili (a Firenze,  Torino, e Brescia, proprio per render più difficile l’esproprio del terremo) ha spiazzato sia  il notaio di Comiso che ha registrato gli atti,  sia gli impiegati del Catasto di Ragusa che li hanno  dovuti trascrivere: Questo spiazzamento, e l’impianto della base militare ora dismessa,  ha portato a vari errori e  problemi, emersi durante l’assemblea. Questi  nel periodo successivo all’assemblea sono stati , almeno in parte,  risolti, o sono in via di risoluzione, o sono ancora aperti e verranno affrontati nel prossimo incontro  di questa estate.  I problemi emersi sono:

  1. errori fatti dallo   notaio di Comiso  (ora defunto) che  non ha controllato né la collocazione del garage, né la sua registrazione  catastale.
  2. errori dell’ufficio del  catasto stesso che non ha capito né l’estensione totale del terreno (dai dati da questo riportati risulteremmo proprietari non solo di  13.655 metri quadri, come nella realtà, ma di buona parte del territorio di Comiso stesso). Questo perché  ha considerato, ognuno dei comproprietari di particelle diverse del terreno, come  proprietario in toto di quella stessa quota.

L’informatizzazione successiva  del catasto sta inoltre creando un grande problema ai singoli proprietari individuali registrati  in varie parti d’Italia che vengono tassati per terreni presunti ma che non posseggono affatto. Con la buona volontà di due di loro che hanno ricevuto l’ingiunzione di pagare circa 1000€ per il mancato accatastamento del garage, e con l’aiuto di alcuni altri comproprietari che hanno condiviso la spesa , questo problema è stato ormai risolto. Ma  gli altri errori restano. Il MIR ed il  MN  del Piemonte che svolgono insieme molte attività di formazione alla Nonviolenza,  hanno fatto un primo documento per correggere questi errori  (riportato nel sito <www. nonviolenti. org>,  ed , in accordo con i presidenti nazionali di queste due organizzazioni,  hanno  dato l’incarico ad un notaio di loro fiducia per chiarire e far correggere sia i problemi dell’accatastamento mancato del garage, sia quelli  della correzione degli errori del notaio e del catasto. Il preventivo del lavoro da fare è di 5000€ ed i due presidenti  hanno lanciato una sottoscrizione ai comproprietari individuali del terreno  per essere aiutati a coprire questa cifra. Per quanto ne sappiamo per ora hanno ricevuto circa un migliaio di Euro.

  1. un terzo problema emerso in assemblea, importante per il chiarimento di questi altri, è il fatto che gli indirizzi dei comproprietari  che emergono  dagli atti dell’acquisto, od, alcuni, anche da assemblee successive dei comproprietari,  risalgono tutti agli anni 1983-84, o pochi anni dopo. E molte volte non sono più validi, o per morte dei comproprietari, o per il  loro trasferimento. E’ perciò molto difficile contattarli  ed aggiornarli sui problemi citati. Al momento  siamo riusciti ad aggiornarne solo poco più di 200, alcuni perché colpiti dall’erario, ed avendo letto i nostri  appelli,  si sono fatti vivi da soli.  E’ importante perciò  che, se vengono a conoscere di questi problemi,  si facciano vivi, dando il proprio indirizzo aggiornato o  ai due movimenti sopra indicati, o a mia figlia Alessandra  (<alessandra.briciole@gmail.com>) che si è occupata, in prima persona, della risoluzione di  questi problemi tecnici.
  2. Ma un quarto problema, non meno importante dei precedenti, emerso chiaramente durante l’assemblea dell’anno passato, è quella della sistemazione materiale e logistica del garage e del terreno della Verde Vigna.  Come abbiamo già accennato  questa, per molti anni, è stata vissuta da vari amici che hanno fatto lavori per la sua sistemazione: impianti di olivi e  di alberi da frutta,  un boschetto, coltivazione di un orto innaffiato  a goccia , costruzione di un serbatoio per la conservazione delle acque, docce all’aperto,  gabinetto ( sia pur rudimentale, di stile gandhiano, ma funzionante), un forno a legna per cucinare il pane,  sistemazione di alcune camerette dentro il garage.  Tutto questo permetteva  la convivenza anche perché c’era un pozzo d’acqua ben funzionante nel terreno. Ma con l’impianto dei missili a Comiso e  l’arrivo di centinaia di militari americani, con  le loro famiglie, molti dei quali vivevano nei tanti alloggi costruiti all’interno della Base militare, questa ha cominciato a pompare acqua a tutto andare, andando molto a fondo per prelevarla e facendo seccare tutti i pozzi dei contadini della zona, compreso quello del nostro terreno. E questo ha reso difficile la vita all’interno della Verde Vigna  portando ad abbandonare la convivenza  nel  garage. Resta solo Vladimiro, uno dei comisani comproprietari per conto del  Campo Internazionale per la Pace,  che abita vicino al terreno e va li quasi ogni giorno anche per lavorare belle ceramiche, in un laboratorio da lui costruito in un angolo del terreno, aiutato, di tanto in tanto da altri coltivatori biologici della zona. Per fortuna dopo l’abbandono della base nucleare e l’allontanamento dei militari americani che vi abitavano l’acqua nel pozzo è tornata ed il gruppo locale pensa di riaprire l’orto e di sistemare meglio il garage per fare una azienda agricola biologica che possa servire anche come scuola didattica, in una zona dove la coltivazione a serra, con l’uso eccessivo di pesticidi, sta facendo ammalare gli operai che ci lavorano, ed indirettamente, ma  più a lungo termine, gli acquirenti dei prodotti ivi coltivati. Ma tutto questo richiede lavoro e denaro, che per ora, per non fare concorrenza alla richiesta di fondi ai comproprietari della Verde Vigna fatta  dal MIR/MN per le spese di sistemazione giuridica,  ci siamo accontentati, con l ‘aiuto dell’ IPRI,  di raccogliere presentano e mettendo  in vendita, in varie città d’Italia il libro di Carlo Cassola, “La rivoluzione disarmista” corredato da una mia recensione-aggiornamento pubblicata dal Centro di Documentazione  del Manifesto Pacifista Internazionale della Casa per la Pace di Casalecchio (Bologna).  Il libro, che ci è stato donato in molte copie da Pola, la vedova di Cassola, verrà presentato e messo in vendita anche a Comiso, il 2 luglio, dopo la festa della Pagoda per la Pace, cui parteciperemo, e dopo un pranzo autogestito (ognuno porta qualcosa),  in un locale del Tempio buddista gentilmente concessoci. Per ora, con le attività già svolte, abbiamo riscosso circa 700 Euro, che servono per una  prima sistemazione di bagni provvisori, docce, e lavori urgenti in corso. Ma  per affrontare tutti i lavori di questo tipo da fare c’è l’intenzione di fare un progetto  preciso e di  presentarlo alla Regione Siciliana se, nel frattempo,  viene approvata la bella legge di promozione di attività per la pace attualmente in discussione, o ad altri Enti o Organizzazioni interessate ad una politica di pace e di nonviolenza.  
      1. Le iniziative di questa estate:  Viene organizzato alla Verde Vigna, dal MIR/MN del Piemonte, a fine agosto di questa estate,  un campo di lavoro per la sistemazione di una serra, ed anche per imparare l’arte del risparmio energetico. L’altra iniziativa prevista, per appoggiare la sacrosanta lotta contro il MUOS, è una giornata e mezzo  di apprendimento delle tecniche nonviolente per l’azione diretta nonviolenta   (29 pomeriggio di giugno,   arrivi e sistemazione, 30,  tutta la giornata, fino verso le 18,30 alla Verde Vigna, apprendimento e sperimentazione delle tecniche, serata, dopo la cena in paese, incontro di riflessione in Piazza Fonte Diana (se si trovano le attrezzature)  sul problema del MUOS  a cura di membri attivi del Comitato regionale siciliano NO/MUOS. Il primo luglio,  mattina, se ci sono almeno una diecina di persone interessate, una biciclettata da Comiso a Niscemi, nel pomeriggio del 30 partecipazione alla manifestazione, a Niscemi, contro il MUOS. Il   2  mattina partecipazione   alla festa della  Pagoda per la  Pace  a Comiso,  con la continuazione, come accennato prima, al Tempio, per la presentazione del libro di Cassola. Nei giorni 3,4,5 luglio è prevista, presso la Verde Vigna, una riunione degli amici di questa per analizzare la situazione in cui è attualmente il progetto del centro previsto, e di come accellerarne la realizzazione.

 

  • Per ulteriori informazioni ed iscrizioni  vedere il programma dettagliato delle iniziative già pubblicato da  questa rivista, ed anche dalla rivista informatica  “Il Dialogo”, o  scrivere  al sottoscritto <labate.alberto@gmail.com> o telefonargli al cellulare 3776927696.