La pace come motivo e scelta di vita

Laura Tussi intervista Alberto L’Abate su Gaia n. 52

D. L’esperienza umana con Aldo Capitini ha dato inizio al tuo percorso dedicato alla Nonviolenza e alla Pace. Quali le prospettive per inverare questi ideali e incidere sulle scelte politiche per la prevenzione dei conflitti armati?

R. Le prospettive future sono nella presa di coscienza, allargata alla popolazione intera, dell’importanza e del valore della nonviolenza nei tre settori in cui questa si estrinseca, e cioè, 1) nel cambiamento sociale di tutte le società, e sono tante, che hanno bisogno di profondi cambiamenti per diventare più giuste, senza gli attuali squilibri tra ricchi e poveri, (immensi, specie della nostra società), e più rispettose di tutti gli esseri umani, anche di quelli di religione, di colore o di cultura diversa da quella della maggioranza…

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Ringraziamenti di Alberto L’Abate al ricevimento del premio “Una vita per la pace”

Ringrazio molto gli organizzatori di questo premio  per questo importante riconoscimento, particolarmente gradito in questo periodo nel quale sembra che la pace, vista solo come “assenza di guerra”, si possa ottenere soltanto con l’uso delle armi e della guerra. Il premio datomi riconosce invece l’importanza del lavoro  di tutti coloro che, come me, credono che la guerra sia un obbrobrio che la società umana dovrebbe eliminare al più presto,  e che si adoperano per  realizzare questo obbiettivo, in particolare attraverso l’attività, alla quale ho dedicato molta parte  della mia vita, per laprevenzione dei conflitti armati. Purtroppo gli stati, compreso il nostro, dedicano pochissima attenzione a questo obbiettivo. Secondo i dati   di uno dei più noti  esperti internazionali in questo campo, in un convegno organizzato dall’IPRI-Rete CCP (Italian  Peace Research Institute –  Rete Corpi Civili di Pace, al quale aderiscono oltre una diecina di associazioni che operano in questo campo, e che ho presieduto per molti anni) gli stati spendono attualmente solo 1€ per la prevenzione dei conflitti armati contro almeno 10.000€ per fare le guerre. Se non si riesce a modificare questo squilibrio, diminuendo le spese militari ed accrescendo quelle per la prevenzione, non ci potremo, in futuro, meravigliare se il mondo sarà sempre più teatro di guerre.

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Una vita per la pace

Premio “Firenze per le culture di Pace” intitolato a Tiziano Terzani

Concorso, istituito e promosso dall’ associazione “Un Tempio per la Pace” con il patrocinio e il contributo della Regione Toscana, si è tenuto il 4 dicembre alle 16 nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio.

Il premio “Una vita per la pace” è stato all’unanimità assegnato dalla giuria, che per questa sezione è allargata a rappresentanti della Regione, della Provincia e del Comune, ad Alberto L’Abate, che vive a Firenze insieme alla moglie, preziosa compagna di vita e di battaglie civili. L’Abate da molti anni è un convinto sostenitore dei diritti umani e dei metodi della non violenza, a partire dalla collaborazione con Aldo Capitini e Danilo Dolci in Sicilia nelle dure lotte al fianco dei lavoratori per una maggiore giustizia sociale negli anni del dopoguerra. Ha lavorato alla costituzione dei corpi internazionali di pace e come docente universitario alla creazione, a Firenze, dei corsi per operatori di pace. E’ stato testimone nei recenti conflitti in Irak e nella ex Yugoslavia. La sua attività è documentata in numerose pubblicazioni e riconoscimenti in Italia e all’Estero. Crediamo doveroso anche da parte della sua città offrirgli questo tangibile incoraggiamento a proseguire nel suo prezioso lavoro di pace.

Per la categoria “Un progetto di pace” sono stati infine scelti Lisa Clark ed Emanuele Giordana, che hanno creato il progetto “Afgana”, network informale composto da vari gruppi, associazioni, Ong, cittadini, teso alla ricostruzione della società civile afgana.

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Locandina…

Lorenzo Porta

Come ho scritto personalmente ad Alberto L’Abate il giorno 12 ero impegnato in una prova concorsuale che si è protratta molto più del previsto. Dal documento delle tappe della sua vita pubblica compaiono eventi e fasi nei quali sono stato presente come tutta la lotta a Comiso e il tentativo di abbinare un progetto costruttivo con la lotta alle istallazioni nucleari militari. La stagione della formazione alla lotta nonviolenta con il movimento della “Pantera” !990 , i viaggi in India, soprattutto il secondo del 1995 di cui conservo le foto della mostra che avevamo realizzato. E prima l’Iraq ( prima guerra del Golfo). Il Centro di documentazione sociale ( CEDAS) di cui sono responsabile aveva dato libri per la costituzione del fondo.
Ho orientato poi i miei studi alla lotta al pregiudizio con riferimento particolare all’antisemitismo
e all’approccio autobiografico di tipo maieutico nello studio della condizione giovanile per la metà degli anni ’90 e gli anni 2000, nonché allo studio di percorsi costruttivi nonviolenti dentro e fuori le istituzioni. Alberto contribuì ad orientare le mie ricerche verso quell’approccio.
Le vicende di cooptazione e corruzione nell’ istituzione universitaria mi hanno impedito di continuare l’insegnamento al suo interno. Su questo ho prodotto scritti ed analisi comparsi anche su Azione Nonviolenta ( gennaio – febbraio 2011, monografico n° 565-566).
Con Alberto su questo terreno ho avuto visioni diverse su come condurre una battaglia per la trasparenza a anche all’interno dei corsi di studio per la pace. Credo che riconoscere i meriti di un uomo non voglia dire fare dell’oleografia generica, questo per me è il modo migliore e vivo di testimoniare la forza, talvolta anche aspra, di un rapporto.
Ad Alberto ho segnalato che, come sa, da diversi anni sto lavorando al tema: legalità e partecipazione con raccolta di testimonianze di detenuti e giovani studenti in colloquio tra loro per mettere a fuoco, a partire dalle concretezze esistenziali, la tematica delle regole e della partecipazione sociale.
Mi sembra che Il libro ” Legalità e partecipazione” , edizione Zella, 2009 Firenze, a cura mio, di BraccIante A.M. e Fossati S. manchi nella suo fondo e spero che possa esserci presto.
un caro saluto

Lorenzo Porta

Vittorio Muscia

Caro Alberto,
siamo stati insieme a Baghdad nel ’92 con francesca piatti e tanti altri amici.
Di quel viaggio realizzai, oltre a tante ore di immagini per la Rai, anche un
reportage di dieci minuti a cui mettemmo il titolo “Vittime Innocenti”.
Ho un ricordo ancora vivo di quei giorni e di quella esperienza nell’ospedale
pediatrico di Baghdad.
Il tuo impegno,la tua passione per l’affermazione della non violenza e dei
diritti dei più deboli non la dimenticherò mai.
Ti auguro con tutto il cuore ogni bene e serenità.
Te la meriti!
Un abbraccio affettuoso da un amico di Siracusa e di Roma.

Ciao
Vittorio Muscia

Enrico Euli

A metà luglio del 1981 siamo partiti per Comiso, dalla triennale WRI di Perugia, con le macchine bianche della Regione Umbria.
Il tutto molto improvvisato, senza sapere bene quel che ci aspettava.
Mi sono emozionato quando ho visto lo Stretto e le luci della grande isola (per me era la prima volta).
Arrivati a Comiso, ho dormito in una pensione con un vecchissimo statunitense, un veterano della nonviolenza, Igal Roodenko.
Allora ventenne, mentre lui ne aveva più di ottanta, mi sentivo parte di una tradizione e di una storia.
Anche Alberto, allora, mi sembrava ‘anziano’ rispetto a me ovviamente, ed aveva solo 50 anni (l’età che io ho ora, mi sembra incredibile!, chissà come vedono me oggi i ventenni…).

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