Chi sono


Alberto

Alberto L’Abate (Brindisi, 1931) è un sociologo italiano, impegnato nella ricerca per la pace e la nonviolenza.

Nella sua esperienza umana, fondamentale è stata l’amicizia e la collaborazione con Aldo Capitini, che lo ha iniziato alla nonviolenza; in seguito, è stato collaboratore delle iniziative di Danilo Dolci nella comunità di Trappeto.

Tale esperienza ha influenzato la sua formazione di sociologo, in cui ha privilegiato lo studio dei conflitti, in particolare le dinamiche per la prevenzione delle guerre nel dialogo informale tra le parti. Come docente universitario, ha insegnato Sociologia dell’Educazione, Teoria e Metodi della Pianificazione Sociale, Metodologia della Ricerca Sociale e Sociologia per la Pace. Ha promosso il corso di laurea in “Operatori per la Pace”, traformatosi in “Operazioni di Pace, Gestione e Mediazione dei Conflitti” dell’Università di Firenze.

All’impegno accademico affianca l’attività di ricerca e di formazione nel Movimento Nonviolento e nelle Peace Research, nonché di promotore di un’associazione IPRI-ReteCCP (Istituto di Ricerche per la pace Italiano  Rete Corpi Civili di Pace), dei quali è stato presidente ed è ora presidente onorario . Come ricercatore e programmatore socio-sanitario, è stato anche un esperto delle Nazioni Unite, del Consiglio d’Europa e dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Inoltre ha promosso e condotto l’esperienza dell’ambasciata di pace a Pristina e si è impegnato nella “Campagna Kossovo per la nonviolenza e la riconciliazione”, importante esperienza di mediazione per la pacificazione di una zona appena uscita dalla guerra nell’ex-Jugoslavia.

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10 Pensieri su &Idquo;Chi sono

  1. Caro Alberto, in accordo con Silvano, come ci siamo detti a Pisa durante l’assemblea dei Berretti Bianchi parteciperò alla gestione del sito. Avrei bisogno di sapere se hai il tuo libro sul Kossovo per darne la disponibilità sul sito e ti facesse piacere metterne a disposizione altri o semplicemente che ne venissero indicati i titoli. Per l’eventuale disponibilità allo scarico facci sapere. A presto, Ilenia

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  2. wish you long life with good health. i appreaciate to see alberto and anni in the video. great appreciation for the life and service of two great friends, alberto and anni. with love and kind regards from krisnammal jagannathan, tamilnadu, india

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  3. Vorrei sapere come fa uno come lei a gettare fango sulla Comunità di Sant’Egidio (in un momento tra l’altro così delicato della nostra storia italiana). Prima di spargere sospetti sulla rete farebbe bene a informarsi e soprattutto a farsi un esame di coscienza su quello che ognuno di noi fa ogni giorno (o non fa ) per la pace nel mondo.
    Se mi vuole rispondere sarò felice di parlare con lei di questi temi e soprattuto sarebbe più utile che discreditare una delle realtà che lavora veramente (e senza fini di lucro)per la pace nel mondo.

    Roberto Pietrolucci

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    • Gentile Signor Pietrolucci,
      grazie del commento sul mio blog – curato da mio figlio Giovanni. Vorrei però capire meglio perché lei scrive che io “getto fango sulla Comunità di
      Sant Egidio” e dove lei ha trovato, nei miei scritti, cose offensive su tale Comunità. Ho collaborato a lungo con questa comunità
      per il problema del conflitto sul Kossovo. La prima volta che mi sono messo in contatto con loro è stato a Roma, moltissimi anni
      fa, alla sede stessa della comunità. Era un incontro organizzato da una associazione internazionale che si occupava di prevenzione
      dei conflitti armati, con lo scopo di dare vita, in Italia, ad un coordinamento di associazioni italiane interessate a tale
      argomento. Per la comunità era presente un prete, credo si chiamasse Don Mattei, che mi fece una ottima impressione e che
      faceva gli onori di casa. In quella occasione io, che ero presente in rappresentanza della Campagna Kossovo (prima della guerra
      con la specificazione “per una Soluzione Nonviolenta del problema del Kossovo” e dopo la guerra “Per la Riconciliazione”)
      parlai dell’importanza di lavorare per prevenire il conflitto in Kossovo, e chiesi l’appoggio di tutte le altre organizzazioni
      presenti. Quasi tutte si schernirono dicendo che per la prevenzione non erano previsti finanziamenti, ma molte di loro, dopo
      avvenuta la guerra, hanno fatto progetti in Kossovo per utilizzare i fondi previsti per la ricostruzione di quella area. Il
      rappresentante della Comunità di Sant’Egidio, in quella riunione, non disse nulla ma, in seguito, uno dei loro (in particolare
      Roberto Morozzo della Rocca – che ha anche contribuito con un ottimo saggio al numero da me curato della rivista “Religioni e
      Società” su “Kossovo: conflitto e riconciliazione in un crocevia balcanico”) ha partecipato a vari incontri di coordinamento della
      nostra Campagna, ed anche ad un convegno da noi organizzato a Bolzano per studiare se il modello di autonomia di quella
      regione potesse essere utilizzabile anche per il Kossovo, come alcuni studiosi serbi avevano proposto. E dopo l’apertura da parte
      della nostra Campagna dell’Ambasciata di Pace a Pristina la Comunità di Sant’Egidio ha ricevuto regolarmente i rapporti da
      noi prodotti sugli incontri avuti, le nostre interviste a persone di tutte le parti, e le nostre osservazioni sulle possibilità e gli
      ostacoli di un superamento pacifico del conflitto, tanto che, dopo che loro sono riusciti a far firmare un accordo tra le due parti,
      ci hanno anche scritto una lettera nella quale ci ringraziavano per tutte le informazioni da noi date, con i nostri periodici
      rapporti, dicendo che erano stati utilissimi per il loro lavoro e la loro mediazione. Può trovare una analisi approfondita del
      lavoro della Comunità di Sant’Egidio in un capitolo del mio libro : “Prevenire la guerra del Kossovo per evitare la
      destabilizzazione dei Balcani. Attività e proposte della diplomazia non ufficiale” (Edizioni La Meridiana, Molfetta (Ba) , I ed.,
      1997, riedito con aggiornamenti, dopo la guerra, nel 1999, dalla stessa casa editrice con il titolo:”Kossovo: una guerra
      annunciata”). Non mi ricordo chi, ma sicuramente uno dei dirigenti della Comunità, forse lo stesso Monsignor Paglia, quando
      sono andato a Roma ad incontrarlo accompagnando l’allora Vice del Presidente Rugova, Hidayet Hyseni, mi ha complimentato
      per quel capitolo. Fin qui la collaborazione con la Comunità. E’ vero che, in seguito, mi sono lamentato (ma non può essere
      considerato un “gettare un fango” su di loro) per due principali ragioni:
      1) la Comunità ha fatto un lavoro di mediazione dall’alto, cercando di mettere d’accordo i due leader Milosevic e Rugova.
      Accordo importante ma mai realizzato, e la non realizzazione ha influito negativamente tra i rapporti tra le due parti (serbi ed
      albanesi) tanto che uno dei leaders kossovari ha scritto un importante saggio “Anche gli accordi possono portare alla guerra”.
      Noi, come ambasciata , abbiamo invece preferito lavorare alla base cercando di riequilibrare il conflitto tra serbi ed albanesi
      aiutando il superamento della divisione tra due strategie nonviolente portate avanti dagli albanesi kossovari: quella di Rugova,
      che io ho definito del “progetto costruttivo”, che ha cercato di portare avanti attività alternative, come le scuole e le università,
      l’assistenza medica e sociale, ed il governo parallelo; l’altra strategia , promossa soprattutto da Demaci, che voleva invece
      portare avanti una lotta nonviolenta (definibile di “Azione ditretta nonviolenta”) contro l’annullamento “incostituzionale”, da
      parte dei Serbi, delle autonomia costituzionali dei kossovari. Ambedue queste linee, quella della Comunità di Sant’Egidio,
      dell’accordo dall’alto, e la nostra, di quello dal basso, sono fallite e siamo arrivati alla guerra. La mia lamentela è quella che se
      la Comunità di Sant’Egidio, invece di partecipare ai nostri incontri ma senza mai parlare del proprio lavoro, avesse cercato la
      nostra collaborazione, ed avessimo potuto lavorare insieme, con una comune strategia di mediazione del conflitto, “forse” i
      risultati del lavoro reciproco sarebbe stato migliore.
      2) La seconda mia lamentela riguarda invece il lavoro del coordinamento italiano per la prevenzione dei conflitti
      armati . Dopo vari convegni ed incontri, grazie alla Sottosegretaria agli Esteri Patrizia Toia , si era arrivati ad un accordo
      sull’importanza di portare avanti un tavolo per la prevenzione dei conflitti armati al quale avrebbero dovuto partecipare
      anche altri ministeri come quello della difesa. Io avevo proposto, ed ottenuto, che il primo incontro sarebbe stato prooprio sul
      problema del Kossovo, e mi era stato chiesto di scrivere un documento di base sul quale proporre l’incontro del tavolo.
      Naturalmente, avendo lavorato ambedue le associazioni (Campagna Kossovo e Comunità di Sant’Egidio) su questo problema,
      volevo che il documento di partenza fosse condiviso da ambedue. Scrissi perciò una bozza e la inviai alla Comunità, in particolare
      a Roberto Morozzo, perchè la rivedesse , correggesse e la facesse riavere. Nessuna risposta tanto che il tavolo non si è mai fatto. I
      risultati di questa mancanza sono stati disastrosi. I comportamenti della delegazione italiana a Rambuillet sono stati
      estremamente contraddittori ed improduttivi, cercando in modo molto ingenuo e disinformato di salvare Milosevic dalla guerra,
      ma senza avere proposte alternative valide da contrapporre alla guerra che, se ci fosse stato l’incontro del Tavolo, molto
      probabilmente sarebbero emerse. Perché questa non risposta della Comunità di Sant’Egidio? . E’ una domanda che mi pongo
      tuttora e che mi piacerebbe fosse occasione di un incontro approfondito tra i membri della Comunità di Sant’Egidio, soprattutto
      quelli che hanno partecipato alla mediazione del conflitto nel Kossovo, ed alcuni della Campagna Kossovo, ora chiusa ma che è
      stata sostituita dall’IPRI-Rete Corpi Civili di Pace che sta ancora lavorando in Kossovo per aiutare le cosiddette vedove della
      Nato di Krusha Grande e per promuovere, in quella area, i Corpi Civili di Pace per la prevenzione delle guerre. In un incontro
      avuto a Torino, presso il Centro Studi Sereno Regis, proprio sul problema del Kossovo nel quale eravamo relatori sia io che
      Roberto Morozzo, ho chiesto a lui la ragione di questo silenzio e di questa mancanza , ma lui non mi ha risposto. Da qui il mio
      dubbio che questo silenzio fosse stato condizionato dall’allora esperta del Ministero degli Esteri dei problemi dei Balcani che
      considerava la nostra Campagna troppo filo albanese-kossovara, mentre lei aveva anche scritto su Limes un articolo nel quale
      diceva che la nostra alleata naturale ed importante era la Serbia. Se mi sono sbagliato in questo giudizio e la Comunità di
      Sant’Egidio mi darà un’altra risposta ne sarò estremamente contento.
      E spero che lei abbia capito che non si tratta di “fango” ma di discussione sincera tra linee ed opinioni anche possibilmente
      diverse.
      Cordiali saluti,
      Alberto L’Abate

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  4. Mamma mía, caro Alberto, sono Mario López della Spagna. Un forte abraccio, ti ricordo tanto!! Un bazio per la tua famiglia. Felice 80 anni. Mi dispiace che non ho ritornato alla Italia, ma mi sembrareve di ritornare per farti una piccola visita. Mario López Martínez.

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  5. Gentile sig. L’Abate,
    le scrivo dalla Biblioteca Valdese di Torre Pellice, dove conserviamo, tra l’altro anche un suo scritto del 1961, “PRIMI APPUNTI DI UN’INCHIESTA SU PRALI, ciclostilato in
    proprio, Agape 1961”, che per noi è molto interessante. Dovremmo inserirlo nella Bibliografia valdese online (http://bibliografia-valdese.com), ma ci siamo accorti che la nostra copia è incompleta e termina a p. 38. Lei dispone di una copia completa del testo? avrebbe la possibilità di farci avere in qualche modo le pagine mancanti?
    La ringrazio per la disponibilità. Fraterni saluti
    Marco Fratini – Biblioteca valdese Torre Pellice

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    • Mi scuso ma solo oggi leggo la sua lettera. Perchè ero convinto di aver messo su questo blog un sistema che mi avvisasse tramite mail dei commenti arrivati. Io ho sicuramente quel testo di cui parla, non so se in una o più copie. Se vi serve ancora malgrado il ritardo posso farvelo avere magari fotocopiandola.
      Mi risponda sulla mia mail labate.alberto@gmail.com
      Cordiali saluti
      Alberto L’Abate

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  6. I miei più profondi complimenti! la pace prima di tutto e la non violenza pure. Le guerre e le violenze di ogni tipo non fanno bene a nessuno, tranne che alle fabriche della morte dell’industria delle armi.

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