La Verde Vigna di Comiso, le lotte contro i missili Cruise,  e le iniziative per l’estate 2017


La Verde Vigna di Comiso è un terreno di 13.655 metri quadri, con un piccolo fabbricato, confinante con la ex base militare nella quale, per un certo periodo, sono stati collocati i  missili Cruise. Questi erano missili di “primo colpo”, cioè da lanciare non in risposta ad un attacco  nemico, ma preventivamente, prima che questo si possa muovere. Per questa ragione illustri  giuristi, in loro scritti o in un convegno appositamente organizzato dai movimenti nonviolenti nel Comune di Vittoria, hanno sostenuto che erano illegali   in quanto contrari all’Art.11 della Costituzione italiana che ammette solo una guerra di difesa e non di attacco.

La Verde Vigna è stata acquistata dai  nonviolenti italiani proprio per resistere  all’impianto e all’utilizzo di questi missili. L’acquisto di questa è stato possibile  grazie a fondi dell’obiezione di coscienza alle spese militari (OSM, anni 1982/1983), ed a due campagne   per l’acquisto di un metro quadro del terreno: una del Campo Internazionale per la Pace che si era costituito a Comiso ad aveva scelto il terreno, ed   un’altra  del  MIR (Movimento Internazionale per la Riconciliazione), e del  MN (Movimento Nonviolento), con l’appoggio anche della LDU (Lega per il Disarmo Unilaterale), fondata a Firenze dal notissimo scrittore Carlo Cassola, e della LOC (Lega Obbiettori di Coscienza). In complesso perciò tra movimenti e proprietari individuali, i comproprietari del terreno  risultano quasi mille.

La Verde Vigna è stata una delle basi principali per le iniziative contro l’impianto dei missili in quella cittadina, e dopo  l’eliminazione dei missili grazie all’accordo INF tra Reagan e Gorbaviov (1987), di quelle per la conversione della base ad un uso civile (ora al posto di parte della base militare c’è un aeroporto civile ben trafficato).

Le lotte  sono state portate avanti in modo completamente nonviolento. Queste hanno avuto l’appoggio anche delle donne nonviolente  organizzate dalla Ragnatela  che avevano acquistato un loro campo non distante dalla Verde Vigna (ora espropriato per permettere l’allargamento dell’aeroporto civile), ma soprattutto  della popolazione locale organizzata dal CUDIP (Comitato Unitario per il Disarmo e la Pace), col contributo anche  del Segretario regionale della CGIL Pio La Torre, la cui organizzazione  ha raccolto circa un milione di firme di siciliani contro la base (La Torre è stato  ucciso dalla mafia – molto interessata ai lavori della base –  molto probabilmente  anche a causa di questa opposizione) .

Queste lotte  sono  consistite in manifestazioni di massa a Comiso ed a Roma (in una di queste hanno partecipato circa 100.000 persone), due marce, una Milano-Comiso, ed una Catania -Comiso. A quest’ultima hanno partecipato circa 600 persone di tutto  il mondo, e si è conclusa con l’invasione  della base dichiarandola “Zona libera dal nucleare”. E sono stati fatti moltissimi  blocchi nonviolenti all’entrata pricipale della base,  uno di questi a tutte le entrate.

La risposta del governo e della polizia è stata piuttosto brutale  tanto da provocare, in alcuni di loro (facenti parte di un sindacato della polizia di sinistra)  un pentimento ed una richiesta di essere preparati ad una formazione specifica alla nonviolenza per affrontare in modo valido, e non brutale, manifestazioni di questo tipo (richiesta purtroppo non andata avanti dato che la polizia, da allora in poi,  è diventata sempre più militarizzata).

La Magistratura si è comportata, in genere,  in modo molto più comprensivo tanto, ad esempio,  da riconoscere l’alto  valore morale della loro azione e dar loro una punizione pecunaria minima a 12 donne della Ragnatela,  di vari paesi d’Europa, di cui una sola italiana, che avevano bloccato l’entrata principale della base in occasione della festa delle donne.

Circa il valore e l’efficacia delle nostre lotte per l’avvenuto smantellamento dei missili ci sono opinioni contrastanti. L’interpretazione ufficiale, messa in giro dai militari statunitensi e ripetuta dagli ambasciatori USA in Italia, e ripresa, senza alcuna verifica, dai governi europei che avevano  accettato l’impianto (in Italia il governo Craxi), ed anche da qualche autorevole giornalista italiano, è quella che l’accordo INF per lo smantellamento di questi missili  sia stato possibile proprio grazie all’impianto dei missili Cruise in Italia e Pershing 2 in Germania.  Questa tesi è stata efficacemente contraddetta da uno storico dell’Università di New York (Wittner), il quale   ha scritto tre volumi su queste lotte nei quali riporta anche fonti ufficiali russe. Egli sostiene, infatti,  che il riarmo della Russia  che aveva portato gli USA ad imporre questi missili  ai suoi alleati era dovuto alla politica di Reagan  della lotta contro questo paese  considerato come  “L’Impero del Male”, e che l’impianto di questi  missili aveva rischiato, in più occasioni, di portare il mondo ad una guerra nucleare.  Ma l’opposizione dei movimenti antinucleari in tutti i paesi del mondo occidentale, non solo in Italia, ed anche le difficoltà di Reagan di  fare approvare le alte spese che il suo progetto  delle cosiddette guerre stellari comportava, l’aveva convinto a cambiare  politica facendo  sua la tesi dei movimenti  pacifisti dell’”opzione zero”, sperando così di  mettere  in difficoltà i russi. Ma l’ascesa al potere  in Russia di Gorbaciov, con la sua politica di Perestroika,   aveva reso possibile la firma del trattato INF per l’eliminazione, dalle due parti,  dei missili di questa portata, tra i quali anche quelli di Comiso.

Lo scrivente di questo articolo, e sua moglie Anna Luisa, sono stati direttamente coinvolti in questa avventura: io per aver proposto alla assemblea degli OSM  di finanziare  l’acquisto della Verde Vigna come mezzo per ostacolare l’impianto dei missili  a Comiso, e per aver partecipato direttamente all’atto notarile di acquisto del terreno sia per conto di due dei movimenti acquirenti (MN e MIR), sia come delegato notarile di molti dei comproprietari  del metro quadro; Anna Luisa per aver contribuito, per un certo tempo, alla nascita ed alla vita del Campo Internazionale per Pace di Comiso (uno dei principali comproprietari),   per aver partecipato, come unica italiana, al blocco dell’entrata della base delle dodici donne della Ragnatela di cui abbiamo parlato prima, e per essere stata arrestata, con altre due persone,  per un altro blocco della base,  restando in prigione, a Ragusa, per circa un mese.Tutti e due, insieme alla propria famiglia, per aver organizzato,  prima alla loro  Casa per la Pace di San Gimignano – diventata, per molti anni, un centro importante di formazione alla nonviolenza –  e poi a Vittoria – il comune accanto a Comiso che era stato dichiarato dall’amministrazione comunale  “zona non nucleare” –   un seminario teorico-pratico per mettere a punto, studiando a fondo l’esperienza vincente della lotta nel Larzac (in Francia) la strategia di opposizione   ai missili di Comiso,ed organizzando anche, durante la parte di Vittoria, il primo dei blocchi  all’entrata principale della base, quello cosiddetto dei  Cartoni . Questi erano stati  dipinti in piazza Fonte Diana di Comiso con simboli di pace dai partecipanti al seminario, e dalla popolazione del paese, compresi molti  ragazzi, e trasportati a mano in una marcia dal paese fino all’entrata principale  della base -circa 7 chilometri, il 6 agosto 1982, anniversario del lancio della prima bomba atomica a Hiroshima –    dove sono stati piazzati per impedirne l’entrata.

Per queste ragioni, essendo stata ipotizzata da uno dei  movimenti comproprietari la vendita di questo  terreno sostenendo  che  ormai la battaglia  era stata vinta e la  struttura era diventata inutile, abbiamo deciso di fare, a fine  giugno 2015, in occasione  dell’assemblea del MIR a Palermo (del quale mia moglie faceva parte  fin dalla  nascita della sezione italiana)   un viaggio di perlustrazione a Comiso per comprendere la validità o meno di questa proposta,  anche con  un  incontro-riflessione alla Verde Vigna. A questo hanno partecipato,   il  gruppo locale   che aveva  continuato a coltivarla ed utilizzarla, e  svariati   ragusani  che avevano collaborato  attivamente alla lotta contro i missili (in particolare anche  il gruppo degli anarchici di quella città di cui aveva fatto parte anche la nostra cara amica, e nota scrittrice,  Maria  Occhipinti).  Purtroppo all’ultimo momento mia moglie, in un banale incidente,  si è rotta una gamba  e non è potuta venire, ma sono stato accompagnato da mia figlia Alessandra, che, da adolescente, aveva  partecipato, anche con  altri nostri figli,  alla marcia Catania-Comiso, e che ci aveva anche  aiutato nella gestione dei campi   di San Gimignano.

Nell’incontro è emersa  l’inopportunità della vendita del terreno e del garage al suo interno, dato che la lotta contro la militarizzazione della Sicilia non era affatto  finita.   Infatti   gli USA , a pochi chilometri da Comiso, a Niscemi, avevano costruito un impianto, il cosiddetto MUOS (Mobil                                                     ) che serve alla gestione informatica di tutti gli strumenti  militari statunitensi, non solo in Sicilia ma in varie parti del mondo (comprese le nuove armi, i droni – gli aerei senza piloti ) . Essendo la velocità della comunicazione, grazie a questo strumento,  oltre 10 volte superiore a quella dei normali computer –  il suo impianto  accresce  enormemente il rischio di guerre nucleari dovute ad errori di calcolo che già si erano verificati  in ripetute occasioni. Inoltre il mondo occidentale, con   il proprio,  attuale, sviluppo squilibrato, e con  la ricerca  continua di fonti energetiche da sfruttare  in vari paesi del mondo, invece di distruggere il terrorismo, come dice a parole, in realtà lo fomenta.  Per questo i partecipanti all’incontro avevano chiesto, unanimemente, invece di vendere questa proprietà,  che era opportuno  trasformarla in un “Centro di Document/Azione e Form/Azione alla Nonviolenza e ad uno Sviluppo Eco-Sostenibile”.  La richiesta, presentata all’assemblea nazionale del MIR a Palermo, poco dopo questo incontro,   era stata approvata nelle sue linee di massima.

Dall’incontro era anche  emersa una grande critica ai movimenti pacifisti del nostro paese che, dopo Comiso,  si erano dimenticati della Sicilia ed avevano lasciato i siciliani lottare da soli  contro quel “mostro”. I siciliani, infatti, tramite richieste giudiziarie -che gli avevano dato spesso  ragione per l’inesistenza  di autorizzazioni ufficiali all’ impianto di questa struttura,  e la dannosità di questo per l’ambiente intorno –  manifestazioni, azioni dirette nonviolente, blocchi vari ed anche invasioni, avevano lottato contro questo impianto sopportando, molti di loro, anche  imputazioni e processi.  Per questo avevano   dato vita ad un Coordinamento siciliano dei Comitati No-Muos,  nati in varie parti della Sicilia, che ha lanciato, per il primo luglio 2017, una manifestazione nazionale  contro l’impianto.

Dato che, come coordinatore, per anni,  del comitato di  gestione della Verde Vigna,  avevo in casa gran parte  della documentazione  su questa e  sulle lotte contro i missili, con l’aiuto di un amico,  e con il contributo finanziario di una piccola parte del fondo dato dal Governo alle donne della  Ragnatela per l’esproprio del loro terreno, offertoci da loro proprio per questo scopo, abbiamo lavorato per mesi per raccogliere questa documentazione  e metterla  a punto in due specifiche mostre; una sulle lotte in generale, ed un’altra su quelle specifiche delle donne della Ragnatela.

Queste sono servite per organizzare a Firenze, il 30 Gennaio 2016, nell’anniversario della morte di Gandhi, una mostra-incontro pubblico cui abbiamo invitato tutti i  comproprietari della Verde Vigna della Toscana, di cui avevamo l’indirizzo aggiornato (ma sono venuti anche alcuni da Torino e da Milano). Nell’incontro – sul quale  ha parlato a lungo il giornale dei senza tetto fiorentini “Fuori Binario“ – è stato deciso: 1) di appoggiare la richiesta dei comisani  di trasformare la Verde Vigna in un centro di documentazione e formazione;  2) di  fornire alla Verde Vigna, un primo, simbolico, impianto solare per l’illuminazione dei propri  ambienti;  3) di lanciare  un appello, insieme al gruppo comisano,  per una prima assemblea nazionale dei comproprietari, sia individuali che collettivi, alla Verde Vigna di Comiso nello stesso periodo  nel quale veniva festeggiata (il 3 luglio 2016) la trentesima fondazione della  prima Pagoda per la Pace  italiana  in una collina di Comiso prospiciente la ex base. Questa Pagoda è stata costruita dal monaco buddista Rev. Morishita, che era venuto a Comiso per partecipare a tutte le  nostre lotte, ed anche ai nostri processi (pregando, all’entrata del tribunale battendo ritmicamente il suo tamburo sacro), e che, per anni, aveva vissuto, con una famiglia locale, ed alcuni allora giovani  comisani, all’interno del garage della Verde Vigna. Morishita aveva anche costruito, con l’aiuto di alcuni muratori e di volontari, un primo simbolo religioso, una stupa,  proprio all’interno del terreno della Verde Vigna.

Ma per arrivare alla conclusione di questo articolo connettendolo  alle attività previste per questa estate alla Verde Vigna di Comiso, come indicato nel titolo, dobbiamo parlare ancora  di quanto emerso dall’assemblea dei comproprietari che si è tenuta in quella stessa sede  nei giorni 3-6 luglio 2016, con attività anche in paese, presso la Fondazione Bufalino, dove sono state anche portate, e fatte conoscere alla popolazione di Comiso,  le due mostre  fatte da  noi a Firenze,   ed anche un’altra con manifesti anche stranieri fatta invece dal Centro di Documentazione del Manifesto Pacifista Internazionale (CDMPI) della Casa per la Pace di Casalecchio, Bologna) presentati, questi ultimi, da Vittorio Pallotti, il fondatore di questo centro e membro attivo dell’IPRI (Istituto di Ricerche per la Pace Italiano), che, personalmente  e con questo istituto, si è  molto impegnato in questo progetto. In questi incontri  in luogo pubblico al centro di Comiso  si è anche  è svolta una riflessione approfondita, con esperti importanti dei vari settori, sia sulla politica militare del nostro paese,  sia  sulle nostre  possibilità di  sviluppo alternativo. Una relazione conclusiva su quanto emerso da questa riflessione si può trovare nella mia relazione introduttiva al convegno di Palermo sulla pace nel mediterraneo, del 23 settembre 2016, su “ Gli insegnamenti delle lotte nonviolente  vincenti, e delle ricerche per la pace, per un futuro meno pieno di guerre e di violenza” (scaricabile dal sito MIR, o da<www.labatealberto.it>).

Ma per parlare specificamente  dell’assemblea,  a questa hanno  partecipato una trentina di amici della Verde Vigna, buona parte di questi anche comproprietari, con  il direttivo del MIR nazionale che, inizialmente interessato anche esso alla vendita del terreno, ha rinunciato del tutto ha questa idea ed ha  deciso di svolgere il suo incontro proprio lì per sottolineare la sua adesione totale al progetto, emerso a Comiso, della creazione, in quel luogo,  di un ”Centro di Document/Azione e Form/Azione  alla Nonviolenza e ad uno Sviluppo Eco-Sostenibile”.

Una relazione dettagliata dell’assemblea dei comproprietari è stata messa a punto  da Zaira Zafarana, segretaria nazionale del MIR, e si può trovare nel sito di questo movimento. In sintesi comunque  dalla discussione sono emersi alcuni grandi problemi giuridici  economici ancora aperti per portare avanti questo progetto. Infatti una compravendita di un terreno,  in due successivi contratti in due anni successivi, e con circa 998 proprietari, in parte movimenti, in parte persone singole, ma tutte regolarmente registrate con  vari atti notarili (a Firenze,  Torino, e Brescia, proprio per render più difficile l’esproprio del terremo) ha spiazzato sia  il notaio di Comiso che ha registrato gli atti,  sia gli impiegati del Catasto di Ragusa che li hanno  dovuti trascrivere: Questo spiazzamento, e l’impianto della base militare ora dismessa,  ha portato a vari errori e  problemi, emersi durante l’assemblea. Questi  nel periodo successivo all’assemblea sono stati , almeno in parte,  risolti, o sono in via di risoluzione, o sono ancora aperti e verranno affrontati nel prossimo incontro  di questa estate.  I problemi emersi sono:

  1. errori fatti dallo   notaio di Comiso  (ora defunto) che  non ha controllato né la collocazione del garage, né la sua registrazione  catastale.
  2. errori dell’ufficio del  catasto stesso che non ha capito né l’estensione totale del terreno (dai dati da questo riportati risulteremmo proprietari non solo di  13.655 metri quadri, come nella realtà, ma di buona parte del territorio di Comiso stesso). Questo perché  ha considerato, ognuno dei comproprietari di particelle diverse del terreno, come  proprietario in toto di quella stessa quota.

L’informatizzazione successiva  del catasto sta inoltre creando un grande problema ai singoli proprietari individuali registrati  in varie parti d’Italia che vengono tassati per terreni presunti ma che non posseggono affatto. Con la buona volontà di due di loro che hanno ricevuto l’ingiunzione di pagare circa 1000€ per il mancato accatastamento del garage, e con l’aiuto di alcuni altri comproprietari che hanno condiviso la spesa , questo problema è stato ormai risolto. Ma  gli altri errori restano. Il MIR ed il  MN  del Piemonte che svolgono insieme molte attività di formazione alla Nonviolenza,  hanno fatto un primo documento per correggere questi errori  (riportato nel sito <www. nonviolenti. org>,  ed , in accordo con i presidenti nazionali di queste due organizzazioni,  hanno  dato l’incarico ad un notaio di loro fiducia per chiarire e far correggere sia i problemi dell’accatastamento mancato del garage, sia quelli  della correzione degli errori del notaio e del catasto. Il preventivo del lavoro da fare è di 5000€ ed i due presidenti  hanno lanciato una sottoscrizione ai comproprietari individuali del terreno  per essere aiutati a coprire questa cifra. Per quanto ne sappiamo per ora hanno ricevuto circa un migliaio di Euro.

  1. un terzo problema emerso in assemblea, importante per il chiarimento di questi altri, è il fatto che gli indirizzi dei comproprietari  che emergono  dagli atti dell’acquisto, od, alcuni, anche da assemblee successive dei comproprietari,  risalgono tutti agli anni 1983-84, o pochi anni dopo. E molte volte non sono più validi, o per morte dei comproprietari, o per il  loro trasferimento. E’ perciò molto difficile contattarli  ed aggiornarli sui problemi citati. Al momento  siamo riusciti ad aggiornarne solo poco più di 200, alcuni perché colpiti dall’erario, ed avendo letto i nostri  appelli,  si sono fatti vivi da soli.  E’ importante perciò  che, se vengono a conoscere di questi problemi,  si facciano vivi, dando il proprio indirizzo aggiornato o  ai due movimenti sopra indicati, o a mia figlia Alessandra  (<alessandra.briciole@gmail.com>) che si è occupata, in prima persona, della risoluzione di  questi problemi tecnici.
  2. Ma un quarto problema, non meno importante dei precedenti, emerso chiaramente durante l’assemblea dell’anno passato, è quella della sistemazione materiale e logistica del garage e del terreno della Verde Vigna.  Come abbiamo già accennato  questa, per molti anni, è stata vissuta da vari amici che hanno fatto lavori per la sua sistemazione: impianti di olivi e  di alberi da frutta,  un boschetto, coltivazione di un orto innaffiato  a goccia , costruzione di un serbatoio per la conservazione delle acque, docce all’aperto,  gabinetto ( sia pur rudimentale, di stile gandhiano, ma funzionante), un forno a legna per cucinare il pane,  sistemazione di alcune camerette dentro il garage.  Tutto questo permetteva  la convivenza anche perché c’era un pozzo d’acqua ben funzionante nel terreno. Ma con l’impianto dei missili a Comiso e  l’arrivo di centinaia di militari americani, con  le loro famiglie, molti dei quali vivevano nei tanti alloggi costruiti all’interno della Base militare, questa ha cominciato a pompare acqua a tutto andare, andando molto a fondo per prelevarla e facendo seccare tutti i pozzi dei contadini della zona, compreso quello del nostro terreno. E questo ha reso difficile la vita all’interno della Verde Vigna  portando ad abbandonare la convivenza  nel  garage. Resta solo Vladimiro, uno dei comisani comproprietari per conto del  Campo Internazionale per la Pace,  che abita vicino al terreno e va li quasi ogni giorno anche per lavorare belle ceramiche, in un laboratorio da lui costruito in un angolo del terreno, aiutato, di tanto in tanto da altri coltivatori biologici della zona. Per fortuna dopo l’abbandono della base nucleare e l’allontanamento dei militari americani che vi abitavano l’acqua nel pozzo è tornata ed il gruppo locale pensa di riaprire l’orto e di sistemare meglio il garage per fare una azienda agricola biologica che possa servire anche come scuola didattica, in una zona dove la coltivazione a serra, con l’uso eccessivo di pesticidi, sta facendo ammalare gli operai che ci lavorano, ed indirettamente, ma  più a lungo termine, gli acquirenti dei prodotti ivi coltivati. Ma tutto questo richiede lavoro e denaro, che per ora, per non fare concorrenza alla richiesta di fondi ai comproprietari della Verde Vigna fatta  dal MIR/MN per le spese di sistemazione giuridica,  ci siamo accontentati, con l ‘aiuto dell’ IPRI,  di raccogliere presentano e mettendo  in vendita, in varie città d’Italia il libro di Carlo Cassola, “La rivoluzione disarmista” corredato da una mia recensione-aggiornamento pubblicata dal Centro di Documentazione  del Manifesto Pacifista Internazionale della Casa per la Pace di Casalecchio (Bologna).  Il libro, che ci è stato donato in molte copie da Pola, la vedova di Cassola, verrà presentato e messo in vendita anche a Comiso, il 2 luglio, dopo la festa della Pagoda per la Pace, cui parteciperemo, e dopo un pranzo autogestito (ognuno porta qualcosa),  in un locale del Tempio buddista gentilmente concessoci. Per ora, con le attività già svolte, abbiamo riscosso circa 700 Euro, che servono per una  prima sistemazione di bagni provvisori, docce, e lavori urgenti in corso. Ma  per affrontare tutti i lavori di questo tipo da fare c’è l’intenzione di fare un progetto  preciso e di  presentarlo alla Regione Siciliana se, nel frattempo,  viene approvata la bella legge di promozione di attività per la pace attualmente in discussione, o ad altri Enti o Organizzazioni interessate ad una politica di pace e di nonviolenza.  
      1. Le iniziative di questa estate:  Viene organizzato alla Verde Vigna, dal MIR/MN del Piemonte, a fine agosto di questa estate,  un campo di lavoro per la sistemazione di una serra, ed anche per imparare l’arte del risparmio energetico. L’altra iniziativa prevista, per appoggiare la sacrosanta lotta contro il MUOS, è una giornata e mezzo  di apprendimento delle tecniche nonviolente per l’azione diretta nonviolenta   (29 pomeriggio di giugno,   arrivi e sistemazione, 30,  tutta la giornata, fino verso le 18,30 alla Verde Vigna, apprendimento e sperimentazione delle tecniche, serata, dopo la cena in paese, incontro di riflessione in Piazza Fonte Diana (se si trovano le attrezzature)  sul problema del MUOS  a cura di membri attivi del Comitato regionale siciliano NO/MUOS. Il primo luglio,  mattina, se ci sono almeno una diecina di persone interessate, una biciclettata da Comiso a Niscemi, nel pomeriggio del 30 partecipazione alla manifestazione, a Niscemi, contro il MUOS. Il   2  mattina partecipazione   alla festa della  Pagoda per la  Pace  a Comiso,  con la continuazione, come accennato prima, al Tempio, per la presentazione del libro di Cassola. Nei giorni 3,4,5 luglio è prevista, presso la Verde Vigna, una riunione degli amici di questa per analizzare la situazione in cui è attualmente il progetto del centro previsto, e di come accellerarne la realizzazione.

 

  • Per ulteriori informazioni ed iscrizioni  vedere il programma dettagliato delle iniziative già pubblicato da  questa rivista, ed anche dalla rivista informatica  “Il Dialogo”, o  scrivere  al sottoscritto <labate.alberto@gmail.com> o telefonargli al cellulare 3776927696.

 

 

  

 

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